L’artista e giornalista curda Zehra Dogan dona un’opera per la resistenza di Brescia

di - 3 Agosto 2020

L’artista curda Zehra Dogan ha donato alla Fondazione Brescia Musei un’opera site specific, dedicata alla resistenza della città lombarda al Coronavirus e realizzata a distanza, come questi tempi difficili impongono. Bloccata a Ginevra a causa del lockdown e, quindi, impossibilitata a produrre l’opera direttamente a Brescia, Dogan ha infatti inviato un lavoro digitale, successivamente stampato sulla superficie di 130 metri quadrati dell’affaccio monumentale di piazza del Foro, nel cuore archeologico della città.

Riprendendo l’immaginario biblico dello scontro tra Davide e Golia, Zehra Dogan si ritrae in abito da infermiera mentre lotta contro il Covid-19 utilizzando un fonendoscopio come fionda. Una lotta contemporanea che riecheggia anche in un’altra storica, con i primi versi di “Bella ciao” – «Una mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor» – riprodotti nell’opera, accostando il tema della lotta alla pandemia ai valori della Resistenza al fascismo, per la quale Brescia è insignita della Medaglia d’Argento. I temi della resistenza e della liberazione, peraltro, sono centrali nella artistica di Zehra Dogan, nel suo impegno politico e nella sua vicenda umana.

Courtesy Fondazione Brescia Musei

L’installazione, realizzata su una superficie concessa dall’avv. Andrea Boghi, sugella il rapporto tra l’artista e Fondazione Brescia Musei, avviato con la mostra “Avremo anche giorni migliori – Zehra Dogan. Opere dalle carceri turche”, tenutasi dal 16 novembre 2019 all’8 marzo 2020, presso il Museo di Santa Giulia e inaugurata in occasione del Festival della Pace. La mostra, a cura di Elettra Stamboulis e corredata da un catalogo edito da Skira, è stata la prima personale di taglio curatoriale dell’artista e ne ha segnato la scoperta da parte del pubblico europeo.

La biografia di Zehra Dogan e la sua mostra alla Fondazione Brescia Musei

Nata nel 1989 a Diyarbakır, in Turchia, Zehra Dogan si è laureata alla Dicle University’s Fine Arts Program e ha co-fondato la prima agenzia stampa costituita unicamente da donne, la JINHA (Jin in curdo significa donna), per la quale ha lavorato dal 2010 al 2016. In quell’anno, infatti, era il 21 luglio, la giornalista venne arrestata mentre si trovava in un bar nella città curda di Nusaybin. Il 2 marzo 2017 è stata assolta dall’accusa di appartenenza a un’organizzazione illegale ma è stata condannata a 2 anni, 9 mesi e 22 giorni di carcere per «propaganda terroristica». La sua colpa, aver pubblicato sui social media un dipinto raffigurante la distruzione di Nusaybin da parte dell’esercito turco.

ll murales di Banksy a New York

La vicenda suscitò grande scalpore e anche Banksy, nel 2018, le dedicò un murales, a New York. Nel periodo del conflitto nelle aree curde della Turchia, Dogan aveva provato a raccontare la guerra nelle città interessate dal coprifuoco, come Cizre e, appunto, Nusaybin, zone in cui la presenza dei giornalisti era bandita dal governo nazionale.

Nel 2017, in attesa del processo dopo la prima detenzione, ha organizzato una mostra a Diyarbakır, dal titolo “141”, il numero dei giorni trascorsi in cella, con i dipinti realizzati in prigione. A novembre 2019 è stato pubblicato dalla casa editrice Editions de Femmes il suo carteggio con Naz Oke durante la prigionia, dal titolo Nous aurons aussi de beaux jours, da cui trae ispirazione il titolo della mostra di Brescia.

Il percorso espositivo riuniva circa 60 opere inedite, tra disegni, dipinti e lavori a tecnica mista realizzati durante la detenzione dell’artista nelle carceri turche, in cui Zehra Doğan è stata rinchiusa per quasi tre anni a causa del suo impegno artistico e giornalistico a favore della lotta di liberazione del popolo curdo.

Zehra Dogan, Özdinamik, Auto-dinamica, 2017, carcere di Diyarbakir, 67 x 56 cm, penna a sfera, caffè, curcuma, succo di prezzemolo su giornale Photo credit: Jef Rabillon, courtesy l’artista

La mostra è stata accompagnata da vari eventi speciali, da un programma di attività di approfondimento e di laboratori per adulti e bambini, al ritratto di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito del Futuro siriano, attivista per i diritti delle donne e uccisa barbaramente dai miliziani, che Doğan ha realizzato dal vivo, il 23 novembre 2019.

«Se vogliamo trovare un’etichetta, femminista è la prima identità di Zehra, che si è formata all’università di Diyarbakir in Arte, e ha poi proseguito giovanissima nella carriera di giornalista impegnata sul fronte. Per lei non c’è soluzione di continuità tra arte e vita, tra impegno politico e relazione.

Questa idea è talmente radicata, che quando è stata imprigionata per un disegno, ha creato nelle tre carceri in cui è stata via via trasferita una comunità di co-creazione con le detenute che ha incontrato. Non parlo di laboratori d’arte, peraltro non ammessi. Ha usato la sua disciplina estetica, come la chiama lei, per creare relazioni attraverso l’arte con le altre detenute, che potevano essere giornaliste come lei o comuni prigioniere, per raccontare quello che accadeva oltre le cinta delle prigioni, per mostrare che cosa significa segregare i corpi, ma soprattutto che lo spazio della libertà datoci dall’arte non può essere castigato.

Quindi direi che più che intreccio, per lei la vita è arte, ma non nel senso dandy della definizione…», ci raccontava Elettra Stamboulis, in una nostra intervista in occasione della presentazione della mostra.

Zehra Dogan, courtesy l’artista e Museo di Santa Giulia Brescia

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Padiglione Sudafrica, il ritiro dalla Biennale di Venezia finisce sotto indagine

Dopo il ritiro del Padiglione sudafricano, è stata aperta un’indagine interna ufficiale sull'operato del ministro della cultura, che mette in…

21 Gennaio 2026 12:38
  • Archeologia

A Fano riemerge la Basilica di Vitruvio, una scoperta storica per l’archeologia

Durante gli scavi in piazza Andrea Costa, a Fano, è stata identificata la Basilica descritta da Vitruvio nel trattato De…

21 Gennaio 2026 11:18
  • Progetti e iniziative

Capitale italiana della Cultura 2028: annunciate le dieci città finaliste

Il Ministero della Cultura ha reso note le dieci città finaliste per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2028:…

21 Gennaio 2026 10:15
  • exibart.prize

exibart prize incontra Alessandro Pavone

Il mio mestiere è un incessante sbagliare e ricominciare, un disorientamento nutrito dal coraggio, dalla responsabilità e dall'autodisciplina di avventurarsi…

21 Gennaio 2026 9:12
  • Mostre

We Art Open 2026: a Venezia la nona edizione del progetto dedicato alla ricerca artistica contemporanea

Sull’isola della Giudecca, fino al 1 febbraio 2026, la mostra finale del concorso internazionale We Art Open riunisce 15 artisti…

21 Gennaio 2026 0:02
  • Mercato

Ceramic Brussels 2026 porta in fiera la ceramica come linguaggio globale

Dal Novecento alla ricerca contemporanea, 75 gallerie e quasi 200 artisti raccontano a Bruxelles le evoluzioni della ceramica d’autore. Tra…

20 Gennaio 2026 18:39