LA COLLEZIONE VIVE, Museo Arte Contemporanea Cavalese. Ph. Fitime Sulejmani
«La Collezione, adesso, vive». Con queste parole Elsa Barbieri, direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese, sintetizza un cambiamento tanto simbolico quanto concreto: il ritorno alla luce di opere per anni conservate in un deposito, oggi riallestite in una sala accessibile al pubblico. Non si tratta solo di una riapertura, ma di un gesto curatoriale e politico che afferma il museo come spazio vivo, dinamico, permeabile alla comunità e al tempo.
Il nuovo allestimento, intitolato significativamente LA COLLEZIONE VIVE, restituisce alla fruizione pubblica un patrimonio artistico di grande valore, permettendo uno sguardo inedito e ravvicinato sulle opere, simile a quello degli addetti ai lavori. Niente pareti bianche e distanziamenti rituali, ma rastrelliere, scaffali, muri pieni, in un dialogo serrato tra opere, spazio e visitatori. Una forma di backstage permanente dove gli artisti — tra cui Gino Bellante, Gotthard Bonell, Robert Bosisio, Omar Galliani, Marco Nones, Anneliese Pichler, Remo Wolf — tornano a parlare al presente, al di fuori delle liturgie tradizionali dell’esposizione.
Il progetto si affianca a due mostre temporanee attualmente in corso. La prima, Le stelle che non ti ho detto di Fulvio Morella, porta il pubblico in un viaggio tra linguaggio visivo e braille, attraverso opere tessili che traducono cieli notturni in messaggi tattili e poetici, creando una corrispondenza nuova tra visione e percezione. La seconda, Piazzetta Rizzoli 1, prende il nome dall’indirizzo del museo per indagare il tema dell’abitare come pratica esistenziale e relazionale. L’esposizione riunisce lavori di artisti come Robert Bosisio, Daniel Spoerri, Edson Luli, Martina Melilli e Joe Zucker, esplorando le interazioni tra individuo e comunità.
In particolare, l’opera site-specific Fiammazze, firmata da Martina Melilli con Mauro Diciocia, nasce dal coinvolgimento attivo di un gruppo di donne del territorio. Tra suoni, tessuti e profumi, l’installazione si fa “mappa sensibile” del paesaggio e del vissuto locale, intrecciando memorie individuali e collettive, artigianato e arte contemporanea.
Tutti questi progetti — la collezione riallestita, le mostre, le collaborazioni — delineano una visione precisa: un museo che non si limita a conservare, ma che si lascia attraversare dalle storie, dagli sguardi e dalle energie del presente. Un museo che si posiziona con forza nel panorama culturale italiano e internazionale, come luogo d’incontro tra generazioni di artisti, cittadini e viaggiatori, dove la cultura non è solo contemplazione, ma gesto, relazione, possibilità.
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