“La disobbedienza è il dovere dell’artista”. Parola di Anish Kapoor

di - 22 Dicembre 2022

È stato vincitore del Turner Prize nel 1991, ha esposto nei più grandi musei di tutto il mondo, è stato al centro di diverse polemiche. La sua installazione Cloud Gate, informalmente chiamata “The Bean” è diventata un elemento imprescindibile del paesaggio urbano di Chicago. Anish Kapoor (Mumbai, India, 1954) uno degli artisti viventi più noti oggi, ha scelto oggi Venezia come destinazione dei suoi ultimi grandi progetti: a partire dalla grande mostra disposta su una doppia sede (Palazzo Manfrin e Gallerie dell’Accademia) fino alla Anish Kapoor Foundation, che sorgerà proprio a Palazzo Manfrin, attualmente in restauro. È in questa occasione che è stato realizzato Anish Kapoor. Rosso veneziano, produzione di Sky Original ora disponibile su NOW e on demand. La famiglia, le esperienze di vita, i viaggi, il rapporto complesso con la tradizione e la religione, il ruolo dell’artista e il suo rapporto con il mercato dell’arte contemporanea: sono questi i temi toccati durante il girato, in cui l’artista dialoga con il regista Waldemar Januszczak, aprendosi per la prima volta a una riflessione intima. <<Sulla parete del mio studio ci sono scritte tre parole: disobbedisci, disapprova, disconosci>> racconta all’interno del documentario. <<Io cerco di applicarle ogni giorno, cioè di essere un ragazzaccio ribelle>>.

Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still

A partire dagli anni ’60 si è cercato continuamente di far uscire l’immagine dalla cornice, di mettere sullo stesso piano opera e supporto. Ora, le tue opere cannibalizzano lo spazio circostante, lo divorano, come nel caso di Vantablack e grandi installazioni realizzate con questa tecnologia. Quando hai iniziato, ti aspettavi di ottenere questo risultato?
È solo nell’invenzione formale che c’è vera novità nell’arte – non basta avere riferimenti etnici, di genere o culturali. È sempre stato così e questa cosa non è diversa ora.

Sei l’artista dell’eccesso: il nero è totale, il rosso è esplosivo, il colore è pigmento puro, gli specchi ci restituiscono riflessi concavi o convessi dei nostri mondi… Cosa ispira il tuo eccesso?
Condizioni singolari.

Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still

Passiamo a Venezia. Perché l’hai scelta come sede della fondazione?
Amo Venezia per le sue qualità mercuriali, i suoi misteri, le sue circostanze cosmopolite.

Nella mostra alle Gallerie dell’Accademia abbiamo visto esplosioni di carne e budella, brandelli di materia sensibile… A cosa pensavi quando le hai fatte? Le recenti tragedie hanno influenzato il tuo lavoro?
No, la maggior parte delle opere sono state realizzate ben prima della guerra in Ucraina. Ciò che mi interessa è l’ambiente. Intendo ogni tipo di ambiente, reale e fittizio.

Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still

A proposito della Fondazione Kapoor a Venezia. Cosa sta accadendo al momento?
Stiamo costruendo…

Dissenso – disobbedienza – disconoscimento: queste parole ti guidano ogni giorno. Qual è la circostanza che ti ha spinto a scriverle sul muro del tuo studio?
La nostra istruzione, la nostra situazione politica, ogni tipo di autorità. L’artista non ha nulla da dire – è il dovere poetico dell’artista di disobbedire, di non essere d’accordo, e attraverso questa pratica trovare una nuova visione poetica.

Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still

In numerose interviste incoraggi artisti e non a disobbedire, a ribellarsi. Ma cosa ti fa sentire così vincolato? È una questione di mercato o altro?
Il mondo dell’arte e la sua dipendenza dalla tirannia capitalista ci mantiene nella povertà poetica e trattiene milioni e milioni di nostri concittadini nel mondo post-coloniale nella povertà continua. Questo sistema sta sfruttando il nostro pianeta come unica risorsa solo per il guadagno di capitale, per il proprio profitto.

Sei un artista molto riservato. Come ti sei sentito raccontando te stesso e la tua ricerca in un documentario?
Sono in pace con questo.

Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still
Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still
Anish Kapoor, Rosso Veneziano, still

Nata a Pesaro nel 1991, è laureanda nel corso di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali presso l'Accademia di Brera. È residente a Milano dove vive e lavora come giornalista freelance per diverse testate di arte, concentrandosi sul panorama contemporaneo tramite news, recensioni e interviste su online e cartaceo. Oscilla tra utopia e inquietudine; ancora tanti sogni da realizzare.

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