La ex Factory di Andy Warhol a New York diventerà un negozio Uniqlo

di - 4 Aprile 2026

A New York, l’edificio al numero 860 di Broadway, uno degli palazzi segnanti per la storia dell’arte del secondo Novecento, si prepara a una nuova trasformazione: noto per aver ospitato negli anni Settanta e Ottanta una delle sedi della Factory di Andy Warhol, diventerà il nuovo store del marchio giapponese Uniqlo, che aprirà qui il suo settimo punto vendita cittadino.

Costruito tra il 1883 e il 1884 come Parish Building – poi Butler Building – l’edificio si affaccia su Union Square Park e ha attraversato più un secolo e mezzo di usi e riconfigurazioni. Nato come spazio commerciale destinato a gioiellieri, argentieri e arredatori, è stato rinnovato nel 1925, perdendo parte del suo carattere originario neo-greco. Nei decenni successivi ha continuato a ospitare uffici e attività commerciali, fino a diventare, negli anni Settanta, uno dei luoghi simbolo della scena artistica newyorkese.

860 Broadway nel 2012

È nel 1974 che Warhol trasferisce qui la sua Factory – dopo la primissima sede al 1342 Lexington Avenue e la seconda al 231 East 47th street –, occupando l’intero terzo piano. Rispetto agli spazi precedenti, il nuovo studio, progettato con Jed Johnson e l’architetto Peter Marino, assume un tono più sobrio, segno di una nuova declinazione nella pratica dell’artista, sempre più orientata alle modalità dell’impresa, oltre che di un cambiamento nella sua vita. Dopo il trauma psichico e fisico seguito al tentativo di omicidio da parte di Valerie Solanas nel 1968, Warhol aveva diradato le apparizioni pubbliche ma già nei primi anni ‘70 la sua presenza era aumentata notevolmente, riprendendo a partecipare a feste e incontri, eppure qualcosa doveva essersi incrinato. Proprio nel 1974 disse: «Cerco di andare in giro così spesso e così tanto e cerco di andare a tutte le feste, in modo che si annoino di me e smettano di scrivere di me».

Anche la Factory all’860 Broadway continuò a funzionare come un nodo cruciale della cultura visiva e sociale dell’epoca, un ambiente in cui arte, celebrità, produzione e vita quotidiana si intrecciano senza soluzione di continuità. Questo spazio divenne un brulicante epicentro di creatività e innovazione e qui Warhol proseguì la propria ricerca, aprendosi al dialogo con una nuova generazione di artisti, tra cui Jean-Michel Basquiat e Keith Haring. Sempre in questi spazi girò la sua serie televisiva Andy Warhol’s TV, dal 1980 al 1983. Warhol sarebbe rimasto lì fino al 1984, quando si sposterà in un’altra sede a Midtown.

Dopo la sua uscita, l’edificio entrò in una fase di progressiva riconversione. Già dal 1980 ospitava il famosissimo nightclub Underground, di proprietà di Maurice Brahms, ex socio dei fondatori dell’iconico Studio 54. A partire dalla metà degli anni Novanta si stabilì al piano terra un negozio Petco, rivenditore di prodotti per animali domestici, trasferitosi nel 2023. Nel frattempo, i piani superiori hanno accolto uffici, studi e aziende.

Per il suo arrivo nella ex Factory, Uniqlo vuole riattivare la memoria di Warhol. In occasione dell’apertura, il brand ha infatti scelto di utilizzare immagini storiche dell’artista, tra cui una fotografia del 1983 e la celebre Self-Portrait with Skull del 1978, stampate su t-shirt e tote bag in edizione limitata, disponibili esclusivamente nel nuovo store. La Warhol Foundation è coinvolta nell’operazione, a conferma di una strategia ormai consolidata di gestione dell’eredità dell’artista attraverso accordi di licensing.

Non è un caso isolato. Negli ultimi anni, il brand nipponico, leader nell’abbigliamento casual, ha costruito una rete di collaborazioni con figure centrali della cultura visiva occidentale, da KAWS e Jeff Koons, alle eredità degli stessi Haring e Basquiat, così come con istituzioni museali come il MoMA di New York.

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