Arnaldo Pomodoro, Lancia di luce, 1995
A tre decenni dalla sua inaugurazione e nell’anno segnato dalla scomparsa di Arnaldo Pomodoro, Terni torna a interrogare uno dei gesti più radicali della scultura pubblica italiana del secondo Novecento. Con Lancia di Luce. Nascita di un capolavoro, in programma al CAOS – Centro Arti Opificio Siri fino all’1 marzo 2026, si riapre il cantiere concettuale, tecnico e simbolico che ha dato forma all’obelisco in acciaio alto 30 metri che ancora oggi domina il paesaggio urbano della città.
La Lancia di Luce è, prima di tutto, un’opera eccedente per scala, per ambizione, per complessità produttiva. Interamente realizzata in acciaio fuso, rappresenta il più grande intervento monumentale mai eseguito da un artista in questo materiale. Ma ridurla a primato tecnico significherebbe tradire la natura profonda del progetto, che nasce piuttosto dall’incontro tra la visione plastica di Pomodoro e la capacità industriale di un territorio. Tra gli anni Ottanta e Novanta, Terni è stata infatti parte attiva del processo creativo, un laboratorio in cui modellatori, tecnici di fusione, progettisti e maestranze specializzate, guidati da Mario Finocchio, hanno contribuito a tradurre un’idea scultorea in una macchina monumentale di tensioni, fratture e cavità interne.
La mostra racconta proprio questa genesi, spostando l’attenzione dall’icona finita al suo farsi, per un’indagine sulle condizioni materiali, umane e culturali che ne hanno reso possibile l’esistenza. In questo senso, Lancia di Luce. Nascita di un capolavoro assume il valore di una riflessione più ampia sul rapporto tra arte e industria, tra progetto artistico e sapere tecnico, tra autore e comunità produttiva.
Il percorso espositivo adotta un impianto dichiaratamente multidisciplinare. Fotografie d’archivio documentano le diverse fasi di progettazione e fusione, restituendo la dimensione fisica e collettiva del lavoro. Disegni tecnici, appunti, lettere e materiali documentari consentono di seguire l’evoluzione dell’opera come processo, fatto di tentativi, adattamenti, soluzioni complesse. A questi si affiancano le illustrazioni originali di Filippo Barbacini, che traducono la storia della Lancia di Luce in un racconto visivo che tiene insieme rigore informativo e potenza evocativa.
Un ruolo centrale è affidato anche all’immagine in movimento. Accanto ai video d’epoca, la mostra presenta un nuovo documentario realizzato per l’occasione dalla regista Grazia Morace, che rilegge la vicenda con uno sguardo contemporaneo. A completare il progetto, un catalogo scientifico-narrativo: tra i contributi, il saggio di Costantino D’Orazio approfondisce il rapporto tra Pomodoro e l’Umbria, inserendo la Lancia di Luce in una geografia culturale più ampia, che va oltre il singolo monumento.
Ne emerge una mostra che rende leggibile la complessità di un’operazione che ha segnato un momento cruciale dell’arte pubblica italiana, mettendo in relazione lo spazio urbano, il lavoro industriale e la dimensione collettiva del fare artistico.
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