La religiosità laica di San Francesco: Luigi Presicce/Raffaele Quida a Lecce

di - 22 Novembre 2021

A ottobre scorso avevamo segnalato (qui) la mostra a Matera con lavori in dialogo di Giuseppe Spagnulo (Grottaglie, 1936 – 2016) e Raffaele Quida (Lecce, 1968) che, costruita sul rapporto tra le due esperienze artistiche, è stata ambientata nella ex Chiesa del Carmine di Palazzo Lanfanchi. A oggi è in corso a Lecce un’altra mostra bipersonale in cui Quida si confronta ancora con un artista pugliese, Luigi Presicce (Porto Cesareo, 1976 di stanza a Firenze), e nuovamente insieme con un’architettura ecclesiastica il cui ambiente è stato desacralizzato: l’Ex Chiesa di San Francesco della Scarpa, di proprietà della Provincia di Lecce, che ospita loro numerose opere allestite come se fossero sempre state collocate lì.

Ponendo al centro della progettazione espositiva l’elemento sacro di massima connotazione, quale è l’altare, la cui funzione simbolica e funzionalità liturgica determina o meno la religiosità di un luogo-chiesa, la mostra avvicina i loro lavori, altrimenti apparentemente distanti, nel considerarli «Dispositivi transmediali di attraversamento della realtà». Ne scrive in questi termini uno dei due curatori di “Altars”, Carmelo Cipriani, che insieme ad Antonio Grulli concepisce un riflessione sulle forme possibili della «religiosità laica», oggetti e concetti di coniugazione tra terreno e spirituale.

«Quida rivela l’intrinseca vitalità di materiali “immobili”, rivelando fratture, attuando connessioni, evidenziando cambiamenti di stato e di colore». Nelle sue installazioni scultoree, sospendendo letteralmente la materia dal ruolo proprio di costituente di pesi e misure differenti, combinandone il senso e mescolando i sensi, concettualizza la spiritualità.

Luigi Presicce, Fine eroica di un’immagine del Quattrocento

«Presicce interrompe la mobilità della vita per conferire ai corpi la compostezza della pittura e la monumentalità della scultura…»fotografie dei suoi imponenti tableaux vivants, nonché la traccia viva sull’ex altare centrale della performance che si è tenuta per l’opening, Il miracolo della mandibola, con cui Presicce elaborando l’idea collettiva di ‘atto di fede’ è tornato ad agire in questo spazio dopo alcuni anni. Era il 2012 quando ambientava nelle stessa ex chiesa leccese un omaggio a Carmelo Bene, utilizzandone gli abiti personali e di scena. A oggi, nel frattempo, le fotografie di quell’intervento “Atto unico sulla morte in cinque compianti” sono conservate proprio presso il Fondo-Archivio Carmelo Bene gestito dal Polo Biblio-museale, sorto quest’anno nell’attiguo Convitto Palmieri.

Raffaele Quida, Scultura biologica, 2019

«In chiesa si entra per osservare, amare e, quando si è fortunati, avere fede in ciò che è posto sopra gli altari», annota Grulli. «Le opere dei due artisti sono accomunate da un processo di sollevamento, di allontanamento dallo spazio del nostro mondo fisico, per trovare una realtà più alta, rarefatta, in cui l’umano in tutte le sue contraddizioni, l’eterno e il simbolico riescono a incrociarsi dando vita a un nuovo senso».

Pronto il catalogo, come si conviene, a opera dei curatori e pubblicato da NFC edizioni, che sarà presentato in occasione del finissage il 28 novembre. La mostra è sostenuta della Fondazione per l’Arte e le Neuroscienze “Francesco Sticchi” di Maglie.

Storica dell’arte, e-writer e fotografa, collabora con il Dipartimento delle Arti Visive dell’Università di Bologna dove si è specializzata in Psicologia dell’arte con una ricerca in Neuroestetica. Dal 2011 lavora nell’editoria e nella Comunicazione & Marketing aziendale. È socia della IAAP - International Association for Art and Psychology, impegnata in azioni di promozione culturale.

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