Margherita Moscardini, Inhabiting without Belonging, 2020. Veduta della mostra presso Renata Fabbri arte contemporanea, Milano. Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy lâartista e Renata Fabbri arte contemporanea
âInhabiting Without Belongingâ riflette quelle che sono le caratteristiche principali della ricerca artistica di Margherita Moscardini, il suo lavoro, infatti, prevede una stretta relazione tra spazio e tempo, paesaggio e architettura, immagine e illusione. Le sue opere sono il risultato di un lungo lavoro di contemplazione e riflessione, inducendo al tempo stesso lo spettatore a una profonda analisi sui temi proposti. In particolare, il fulcro dei lavori dellâartista prevede di indagare le relazioni tra processi di trasformazione di ordine naturale, urbano e sociale appartenenti a specifiche geografie. Influenzata dagli studi in Antropologia Culturale, il focus delle sue ricerche comprende aree abbandonate e in demolizione. Per questo i suoi lavori sono perlopiĂš progetti a lungo termine in cui il contesto viene considerato come un mezzo: lâarchitettura, il paesaggio entro il quale il lavoro viene sviluppato e come i piani urbanistici condizionano i comportamenti delle comunitĂ locali. La mostra ospitata da Renata Fabbri riprende la riflessione dellâartista in merito alla possibilitĂ di esistenza di una cittadinanza altra e di un luogo altro, il cui nucleo risale al 2016 con lo studio dei campi per rifugiati, intesi come cittĂ dove unâaltra idea di cittadinanza può essere sperimentata. Si ricorda Fountains of Zaâatari, un progetto sviluppato allâinterno di uno dei campi profughi riconosciuto come la quarta cittĂ della Giordania. Anche qui, Moscardini ha elaborato un lavoro a lungo termine che comprende concetti di extra-territorialitĂ , di âpower vacuumâ su suolo nazionale.
In particolare, Inhabiting Without Belonging comprende una serie di sculture e disegni elaborati immaginando una Terra non appropriabile, come sono ad esempio le porzioni di Alto Mare. Questi luoghi, infatti, rientrano tra le poche aree del pianeta non sono sottoponibili alla sovranitĂ di alcuno stato e vengono intese come una risorsa per lâumanitĂ ; un bene comune che, attraverso accordi internazionali, può essere attraversato e utilizzato a scopi di ricerca e per lo sfruttamento di risorse. Lâartista identifica queste aree come vuoti densi di potenzialitĂ , che da un lato sottolineano lâimpossibilitĂ di appropriazione del pianeta e dallâaltro evidenziano la necessitĂ di un nuovo tipo di visione che sia in grado di adattarsi a questo tempo. Riflessione non superflua, soprattutto in questo periodo di emergenza sanitaria, in cui la consapevolezza della caducitĂ della vita e del nostro essere ospiti del mondo emerge ulteriormente. Il progetto esposto parte quindi dai disegni di queste porzioni di alto mare a cui vengono dati dei titoli, in inglese, che indicano la loro posizione allâinterno del pianeta (per esempio The High Seas of The Planet Earth, Pacific Ocean oppure Atlantic Ocean Northern Hemisphere and Mediterranean Seas). In un secondo momento questi disegni sono stati trasformati in vere e proprie sculture attraverso dei calchi e poi fusi in vetro utilizzando un pigmento che dona allâopera finale un colore bluastro ricordando appunto il fondo del mare. I lavori, che come precedentemente accennato, sono stati pensati site-specific per gli spazi della galleria, vengono esposti su dei supporti la cui superficie riflettente evidenzia la profonditĂ della scultura e la totalitĂ delle sfaccettature. Giungendo dalla strada e avvicinandosi alla galleria, si nota sin da subito la stretta relazione tra le sculture e lo spazio circostante. Fondamentale la luce diurna nel trafiggere la trasparenza delle sculture, facendo risaltare le diverse tonalitĂ di colore e trasportando quasi lo spettatore in un mondo altro, una immersione totale che consente di raggiungere la riflessione dellâartista. Lâesposizione riflette una volontĂ di neutralitĂ e purezza dello spazio cosĂŹ che le sculture, in assenza di barriere, possano dialogare tra loro e con lâambiente circostante. Da non sottovalutare la scelta di presentazione del titolo, le cui lettere, fuse in bronzo, occupano una parete della prima sala.
âAbitare senza appartenereâ è una citazione del saggio di Silvia Bottani, una riflessione proprio sulla dinamica artistica di Moscardini. Qui si legge: â[âŚ] Nella proposta di Moscardini è possibile rinvenire unâidea del disabitare che ci suggerisce pratiche ancora inesplorate. Disabitare inteso come rinuncia a unâidea precostituita dellâabitare, a favore di forme alternative, leggere ma non di meno portatrici di sensoâ. Lâartista ha voluto tradurre il titolo in inglese cosĂŹ da rispettare lâidea di internazionalitĂ e comunione tra tutti i popoli; lâinglese, infatti, è riconosciuta come la lingua piĂš parlata nel mondo. Non solo, lâartista ha voluto che i caratteri della scritta fossero realizzati da una bambina di 9 anni siriana che, nella sua tenera etĂ , conosce e parla giĂ tre differenti lingue. Simbolica come scelta, ancora una volta a voler sottolineare la necessitĂ di non-appartenere a uno specifico luogo. Inoltre, il bronzo utilizzato per la realizzazione delle lettere non è stato lavorato ulteriormente ma lasciato nel suo stato grezzo tranne in alcuni punti, in cui attraverso il raschiamento viene fatta emergere la luminositĂ e brillantezza di questo materiale: il bronzo che esteticamente brilla come lâoro, è un materiale che vale molto meno. Un poâ come determinate popolazioni che per la loro etnia vengono considerate ai margini della societĂ . Al di lĂ della parete che comunica con la sala successiva è stato posizionato il modello del planisfero da cui lâartista ha prelevato le sue porzioni di Alto Mare, cosĂŹ che lo spettatore possa intendere la prima sala come una proiezione del progetto cartografico. La mostra continua al piano inferiore differenziandosi però in un altro âviaggioâ. Scendendo le scale infatti si possono vedere i disegni preparatori delle sculture, che sono stati lasciati a terra quasi a voler esprimere il âwork in progressâ tipico del lavoro di Margherita Moscardini. Appeso al muro invece vi è il âprogetto futuroâ custodito nella cornice in rovere, aprendo nuovi orizzonti e speranze.
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