Margherita Moscardini, Mahallat el-Ghouta 94, Block 8, District, 2019, Parco Alcide Cervi, Reggio Emilia, Courtesy Collezione Maramotti. Foto Andrea Rossetti
Sono Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini le tre finaliste della quinta edizione del MAXXI BVLGARI PRIZE. L’annuncio è stato nel corso di una cerimonia svoltasi all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, oggi 24 ottobre, durante i giorni di Art Basel Paris. A presentare la terna sono stati Maria Emanuela Bruni, Presidente della Fondazione MAXXI, Matteo Morbidi, Direttore della Fondazione Bvlgari, e Francesco Stocchi, Direttore artistico del MAXXI, introdotti da Stefano Questioli con i saluti del direttore Antonio Calbi. Nell’autunno 2026 le tre artiste realizzeranno opere site specific per una mostra al MAXXI, a cura di Giulia Ferracci. Al termine dell’esposizione, la giuria decreterà la vincitrice, la cui opera sarà acquisita nella collezione permanente del museo.
«Quest’anno, per la prima volta, le finaliste sono tre donne, che – con la loro intelligenza e forza creativa – rappresentano al meglio questa vitalità. Promuovere e diffondere l’arte contemporanea italiana è la nostra missione, che viviamo con grande responsabilità. Per questo ringrazio l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi per aver reso possibile questo incontro e Fondazione Bvlgari, nostro partner storico con cui condividiamo valori fondamentali, per il prezioso e costante sostegno», ha dichiarato Maria Emanuela Bruni, sottolineando la funzione pubblica del premio.
«Nel decimo anniversario dalla sua istituzione, siamo orgogliosi di annunciare che il premio entra a far parte delle iniziative promosse da Fondazione Bvlgari. Nata per dare continuità e coerenza al sostegno che Bvlgari ha sempre dedicato al patrimonio artistico e all’espressione creativa, Fondazione Bvlgari promuove, attraverso le sue numerose iniziative internazionali, un fertile e costante scambio di idee tra giovani talenti», ha aggiunto Matteo Morbidi.
Nato come Premio per la Giovane Arte, il riconoscimento rappresenta uno dei nuclei fondativi della collezione del MAXXI. Dal 2018, grazie alla partnership con la Fondazione Bvlgari, il progetto si è consolidato come piattaforma di produzione e ricerca, con commissioni site specific, tempi di sviluppo dedicati e un percorso che unisce selezione, mostra e acquisizione. Nelle edizioni precedenti sono stati premiati Diego Marcon (2018), Tomaso De Luca (2020), Alessandra Ferrini (2022) e Monia Ben Hamouda (2024). La giuria di questa edizione è composta da Francesco Stocchi, Micol Forti, Adam Kleinman, Beatrix Ruf e Rein Wolfs. Le finaliste sono state selezionate a partire da candidature proposte da figure del sistema artistico italiano: Lucia Aspesi, Matteo Binci, Christian Caliandro, Frida Carazzato, Treti Galaxie, Emanuele Guidi, Denis Isaia, Marta Papini, Anna Santomauro.
«Inizia oggi un percorso di ricerca e dialogo negli spazi del MAXXI, che accompagnerà le artiste nella produzione di nuove opere, contribuendo ad ampliare il ritratto eterogeneo dell’arte contemporanea italiana e a consolidare il ruolo del Premio come piattaforma di sostegno alla creatività», ha commentato Stocchi, mettendo a fuoco l’impianto della ricerca delle ariste, «Il cui lavoro mette al centro rispettivamente il corpo, la memoria e lo spazio come strumenti di costruzione identitaria».
Nata nel 1984 a San Rocco al Porto, Chiara Bersani è performer, coreografa e artista visiva attiva nel teatro di ricerca e nella danza contemporanea. La sua pratica parte dal concetto di “Corpo Politico”, rivendicando il corpo come soggetto poetico e dispositivo critico. La giuria ha ricordato la sua opera Gentle Unicorn come esempio emblematico di corpo anarchico, capace di sovvertire norme estetiche e sociali.
Adji Dieye è nata a Milano nel 1991 ed è attiva tra Milano e Dakar. La sua ricerca si concentra sulle dinamiche di rappresentazione e identità collettiva. Usa la fotografia come medium fluido per indagare le strutture socio-politiche e la memoria coloniale, sovrapponendo documentazione e invenzione. Per la giuria, il suo lavoro attraversa il tema della decolonizzazione con «Sussurri stratificati», restituendo voce e forma a spazi di racconto esclusi o rimossi.
Margherita Moscardini, nata a Livorno nel 1981, lavora sul rapporto tra architettura, diritto e cittadinanza, generando sculture e dispositivi spaziali che ridefiniscono il concetto di abitare. Nei suoi progetti, i modelli classici diventano materiali concettuali da decostruire per esplorare le relazioni tra interno ed esterno, confine e apertura.
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