Milano Art Week: le pitture fantasmagoriche di Flavia Albu, in un palazzo del ‘600

di - 29 Marzo 2022

Travolti dall’adrenalinica frenesia in occasione della Milano Art Week 2022, spicca il progetto speciale di Flavia Albu, intitolato emblematicamente “The vision through” a cura di Marta Orsola Sironi con la collaborazione di BeAdvisors Art Departement e Golab Agency, ideato per gli ambienti di un appartamento di un palazzo signorile del Seicento nel cuore di Brera, arredato con specchi, stucchi dorati e pavimenti marmorei e dotato di sale con grandi finestre gettanti su un magnifico cortile interno. Qui la luce attiva re-visioni di opere pittoriche aniconiche di grandi dimensioni, rigorosamente dipinte a olio, vibranti come per un effetto 3D che sembra sfondare le pareti, dalla pennellata fluida e compatta insieme, quasi “vellutata”, giocata sulle tonalità azzurrate, di blu e grigio, che si fanno gesto e visione.

Flavia Albu espone un corpus di opere realizzate dal 2016 al 2022 su diversi supporti, capaci di cogliere il processo dinamico del “vedere attraverso”, il “dentro” o “dinanzi”, in cui aleatorietà e immediatezza convergono nella sua pittura concettuale, all’insegna dell’ambiguità percettiva. Questi quasi schermi – dispostivi lasciano lo spettatore in bilico tra rappresentazione e contemplazione con opere in cui anche la tenda, il drappeggio, il velo, visualizzano metafore che ci interrogano sulla verità dell’immagine, alla ricerca dell’origine del vedere: cosa? Quando? Dove e perché?

La mostra sembra ostica nelle descrizioni ma tutto accade “attraversando” le opere con lo sguardo, per varcare il confine tra quadro, pittura, gesto, in relazione agli ambienti per immergervi la rivelazione dell’invisibile che si fa spazio dell’immagine. Poliedrica e sperimentale, l’artista affianca alla pittura e al video, drappi e panneggi per creare “quel” misterioso non so che, risolto in “quinte” della visione, ideali tende che si aprono sulla profondità di uno spazio trasfigurato.

Casualità e intenzione, ragione e sentimento, verità e finzione, culminano in un dipinto Senza Titolo (2021) catarifrangente, in cui si scorge un angelo stilizzato, tracciato nel cielo da uno spettacolo di aerei militari. Così, tra un’opera e l’altra, seppure tutte diverse, accade che lo spettatore venga attraversato dalla fisicità seduttiva della pittura, incentrata sulla visione del metodo in sé, volte a riflettere sui significati e i linguaggi del fare arte, accostando diversi riferimenti simbolici, visivi e tipologie pittoriche, in soluzioni formali raffinate, eleganti nella loro complessità e mai scontate.

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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