Palazzina dei Principi. Foto di Alessio Cuccaro
Il Museo e Real Bosco di Capodimonte sempre più contemporaneo: durante il cocktail per l’apertura del Padiglione dell’Italia alla 59ma Biennale d’Arte di Venezia, è trapelata la voce, anche se in via ancora ufficiosa, dell’apertura di una nuova ala, che andrà a ospitare una parte – immaginiamo cospicua dalla solennità dell’annuncio – di opere della prestigiosa collezione di Lia Rumma, titolare dell’omonima galleria tra le più influenti in Italia, fondata nel 1971 e, attualmente, con due sedi, quella storica a Napoli e quella a Milano, aperta nel 2010. La notizia è stata riportata anche dal quotidiano Il Mattino.
Gian Maria Tosatti, l’artista del Padiglione italiano, è appunto uno dei nomi della sua scuderia che, tra gli altri, può vantare Anselm Kiefer (altro artista presente a Venezia, con una mostra mastodontica a Palazzo Ducale), William Kentridge, Marina Abramovic e Joseph Kosuth. Ma a parte i grandi personaggi internazionali, la collezione di Lia Rumma è stata costruita nel corso dei decenni e con un occhio particolarmente attento ai movimenti artistici che, all’epoca, si affermavano come tra i più sperimentali e di rottura in Italia.
Dalla seconda metà degli anni ’60, insieme al marito, il compianto Marcello Rumma, furono promosse varie mostre entrate nella storia dell’arte contemporanea, tra le quali “Arte povera più azioni povere”, terzo appuntamento della Rassegna Internazionale di Pittura di Amalfi. Erano i primi giorni dell’ottobre 1968 e negli Antichi Arsenali della Repubblica di Amalfi si vide in opera ciò che Germano Celant aveva teorizzato in un articolo dal piglio militante: “Arte povera. Appunti per una guerriglia”. Oltre alle opere esposte negli spazi dell’Arsenale, realizzate, tra gli altri, da Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio, anche una serie di interventi diffusi per Amalfi, di artisti come Richard Long, Ger Van Elk, Jean Dibbets e Paolo Icaro.
D’altra parte, il contemporaneo rappresenta una parte significativa anche nella lunghissima storia del Museo di Capodimonte. A partire dal 1978, con la mostra personale di Alberto Burri, curata dall’allora soprintendente Raffaello Causa e dal gallerista napoletano Lucio Amelio. Fu il primo museo di arte antica a presentare una mostra d’arte contemporanea e di quella mostra rimane oggi la testimonianza iconica del Grande Cretto Nero, acquisito l’anno successivo e che all’epoca, secondo il desiderio dell’autore, fu esposto in dialogo con le opere di Caravaggio e dei caravaggeschi. Dopo quella storia acquisizione, l’impegno è poi proseguito negli anni, collaborando con le gallerie del territorio, come lo Studio Morra, lo Studio Trisorio, la Galleria Alfonso Artiaco e la stessa Lia Rumma, e in maniera continuativa con Graziella Lonardi Buontempo, fondatrice degli Incontri Internazionali d’Arte. Oggi la collezione comprende opere di Carlo Alfano, Daniel Buren, Joseph Kosuth, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis, Mario Merz, Louise Bourgeois e Candida Höfer, protagonisti di tante mostre e progetti nel corso del tempo.
La nuova ala dedicata alle opere della collezione di Lia Rumma sarà allestita nella Palazzina dei Principi, una sede distaccata dalla Reggia ma immediatamente prospiciente, che attualmente ospita una parte degli uffici e che, evidentemente, sarà oggetto di lavori di restauro e di risistemazione per adattare gli spazi alla funzione museale ed espositiva.
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