Cosima von Bonin, Anschauungsobjekt, 2001. Installation view, Cosima von Bonin, Ordet, Milan, 2025. Courtesy the artist and Galerie Neu, Berlin. Photo Nicola Gnesi
Lo spazio ha il sapore della vecchia sede, lâex laboratorio artigiano in zona Porta Romana, chiusa a settembre 2024 con la mostra di P. Personale. Entrando nellâex autorimessa, con soffitti di nove metri incastrata tra i palazzi di via Filippino Lippi 4 â in zona Piola -, il nuovo Ordet si compone come un open space di 250mq riconvertito in spazio espositivo. Grazie al progetto di ristrutturazione curato da Ballabio & Bava, con un piano superiore a soppalco e piccole finestre a cielo, la doppia apertura si inserisce come risorsa vitale per la scena artistica contemporanea milanese.
Con la cura controcorrente che dal 2019 portano avanti Edoardo Bonaspetti e Stefano Cernuschi, insieme alla project manager Anna Bergamasco, la galleria Ú forte del recente riconoscimento come Spazio Indipendente 2025 e donazioni dai patron di fiducia come Massimo Giorgetti, principale sostenitore del progetto, la comunità di artisti e amici. Una realtà che si ripropone come sinergia tra mondo editoriale e curatoriale, piattaforma di lancio e produzione per artisti internazionali mai mainstream e di natura disparata, con pochi appuntamenti annuali di qualità , inaspettati e non convenzionali.
Al numero 10 della stessa via apre la prima flagship store di Lenz Press, casa editrice nata dopo Mousse sempre per volontĂ di Bonaspetti e dedicata alle arti, di cui saranno disponibili le edizioni dal 2020 in poi. «La libreria sarĂ in dialogo con Ordet e lo spazio espositivo ci permetterĂ di organizzare presentazioni dei nuovi titoli e di ospitare eventi di approfondimento su tematiche per noi rilevanti. Sono due anime che si relazionano», racconta il fondatore. «Il libro ha prima di tutto una fisicitĂ , Ăš un oggetto che si sfoglia e si tocca. Avere un luogo nostro in cui le persone possano vederli e viverli Ăš per noi una grande gioia». Tra i titoli, numerosi cataloghi e libri dâartista, la prima monografia di Caroline Poggi e Jonathan Vinel, Tomaso Binga: Euforia, La serie pubblicata con lo Swiss Institute di New York e la collana di saggi brevi legati ai progetti artistici site-specific commissionati da GAMeC. «Al momento lavoriamo a una monografia di Charlotte Posenenske, unâartista tedesca che amo molto. Stiamo costruendo il libro in maniera originale, ripensando i modelli classici di una pubblicazione monografica».
Quali i desideri del team Ordet per questâanno? Moltissimi: «La programmazione di alcune mostre richiede tempi medio-lunghi ma ci conserviamo degli spazi per realizzare dei progetti che decidiamo allâultimo, cogliendo occasioni che si presentano, e conservando libertĂ di ridefinire alcune idee e posizioni», sempre nelle parole del team. «Continueremo a presentare ricerche e artisti che riteniamo oggi particolarmente significativi. Abbiamo pianificato cinque mostre per questâanno, accompagnate da diversi eventi. Naturalmente lâarchitettura del nuovo spazio espositivo influenzerĂ la programmazione e ci divertiremo a esplorarne le possibilitĂ , rimanendo fedeli alla nostra identità ».
Arenata e incastrata al millimetro, una (vera) grande banca a vela in vetroresina bianca taglia in due lo spazio della galleria. Simbolo di una fuga interrotta e impossibile, colta in una turbolenza senza vento apparente, come un oggetto in fuga ma trattenuto. Forse rappresenta lâambizione di unâumanitĂ che, snaturata e priva di ormeggi, si disperde nella vastitĂ ?
Ă lâartista tedesca Cosima von Bonin con i suoi âoggetto di osservazioneâ ad aprire il primo show a Ordet, installando lavori storici e una nuova produzione. Nata a Mombasa, Kenya, nel 1962, Cosima vive e lavora a Colonia dove, a partire dagli anni â90, attraverso referenze stratificate e ironiche racconta il senso di urgenza delle trasformazioni culturali ed economiche e di nuovi modelli di pensiero attraverso installazioni, video, pittura e materiali tessili. La pratica di von Bonin, esposta in Italia per la prima volta nel 1992, Ăš stata inclusa in appuntamenti come documenta, Schirn Kunsthalle Frankfurt e la Biennale di Venezia 2022, dove installĂČ nei giardini del padiglione centrale il suo equipaggio salato di pesci di flanella con chitarre e tavole da surf. Alla sua presenza costante eppure marginale del mondo artistico, di cui frequenta i maggiori esponenti, sarĂ dedicata una grande installazione in occasione del 70esimo anniversario del Fridericianum questa estate.
Una vita tra il mondo piĂč istituzionale di gallerie e riviste e lâunderground anni â90: con Bonin ha frequentato molti dei locali alternativi nella scena musicale di Colonia, tra feste e live di musica punk, post-metal e rock â da amante anche della musica pop piĂč mainstream. Tanto del suo lavoro puĂČ essere letto in unâottima musicale, soprattutto nei termini di âremixaggioâ dei materiali. Nella sua carriera, Cosima ha collaborato con molti musicisti facendo art-cover, ambientazioni scenografiche per i videoclip e oggetti di performance, attivati durante i live.
Un cast di animali marini, bambole e oggetti dallâaspetto amichevole, âcarinoâ: le figure che si ripetono nel suo lavoro sono rese in un tessuto morbido come peluche, che lâartista recupera dal negozio di seconda mano a fianco a casa. Centrale Ăš la strategia della âcutenessâ, la âpurezza dâinfanziaâ, per parlare di temi piĂč ampi come lâidentitĂ , la societĂ e le dinamiche di potere, mescolando estetiche apparentemente innocenti e infantili con una profonditĂ autoironica, quasi cinica, che sottolinea la valenza commerciale e manipolatoria dellâoggetto. «Una balena killer con ciglia lunghe», insomma: la âcutenessâ Ăš utilizzata per decostruire il concetto stesso di dolcezza, esaminando quanto questo possa essere legato a dinamiche di controllo di un âserissimoâ mondo dellâarte, che performa se stesso e le aspettative di iper-produttivitĂ , che ricadono in malinconia.
Le 6 sedie vintage dellâopera sul mezzanino Alpha Plus Mind, Gamma Minus Morals (Mae Day 10) del 2024 si trovavano nellâaccademia di una base militare, in unâinstallazione inizialmente pensata con una lampada Umberto Riva, e una balena di stoffa arancione HermĂšs. Altro elemento iconico del suo lavoro Ăš la palma, a richiamo di unâarte âlocaleâ, riproposta nellâassemblage How to Decorate Without Going Broke 2, e la formula âDaffy Duckâ dei Looney Tunes, disegnato con acrilico da Cosima stessa, a rappresentare un personaggio pop congenitamente egoista, subdolo ma grandioso e virile al tempo stesso.
«Preferiamo sempre rivolgerci al futuro e pensare a nuovi progetti che, prima di tutto, ci emozionano, rimanendo fedeli alla nostra identità », racconta Edoardo Bonaspetti parlando di Ordet. Unâanima curatoriale che, in fin dei conti, «Crede che un sacco di piccoli miracoli avvengano segretamente», per dirlo con le parole del film Ordet â La Parola del 1955. La scelta di inaugurare con Cosima von Bonin, decisamente fuori dallâecosistema mainstream delle proposte italiane, il nuovo capitolo del progetto suggerisce come la ricerca di Ordet non sia etichettabile nel suo guardare oltre.
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