Fino al 20 novembre è possibile vedere, nei giardini ai lati della Porta dei leoni dell’Accademia di Belle arti di Napoli, le quattro opere selezionate per il Premio Generazione, nato dalla collaborazione tra la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e gli Art Days Napoli Campania. Il Premio è dedicato a Mimmo Rossetta, fratello – purtroppo scomparso a soli 30 anni per un incidente in moto – del collezionista Ettore Rossetta che ha finanziato il premio con la volontà di incentivare i giovani artisti a proseguire il loro percorso di ricerca artistica. Non è un caso che stia anche sviluppando il suo Teda Art Project, una residenza per artisti nei boschi svedesi.
A fare da ponti per l’iniziativa, la coordinatrice della Scuola di Scultura e artista Prof.ssa Rosaria Iazzetta, il docente e artista Luca Petti e le curatrici del premio Martina Campese e Letizia Mari che, insieme a Rossetta e alla curatrice Giulia Pollicita, hanno composto la giuria del premio. I giovani artisti-studenti selezionati, Irene Macalli (Sant’Agata de’ Goti, 1999), Carlo Menale (Aversa, 1993), Graziano Riccelli (Avellino, 1998), Salvatore Russo (Maddaloni, 1992) hanno avuto l’opportunità di produrre ed esporre le loro opere site-specific per gli spazi verdi adiacenti all’Accademia. I due vincitori, Irene Macalli e Carlo Menale, hanno ricevuto anche un riconoscimento economico, offerto dal collezionista Rossetta.
Menale descrive la sua opera come «Un richiamo alla periferia, un grande pilastro di cemento con un tubo in ferro che sembra una ciminiera, una fontana immersa in acqua salata. La scultura in primo punto va a rappresentare lo scorrere del tempo, con il cemento e il sale che si decompongono gradualmente, quindi abbiamo un oggetto dinamico in costante mutamento. La narrativa legata a questa produzione si focalizza su temi sociali, prendendo spunto dalla periferia in cui vivo. Il cemento è il simbolo dell’urbanizzazione e della struttura sociale, il sale è un elemento naturale essenziale, che crea dei pattern unici. Il contrasto visivo e concettuale tra cemento e sale a sua volta si identifica con il conflitto tra lo sviluppo urbano e la natura».
Mentre Irene Macalli racconta Rurale come «Un’installazione site specific, pensata per mettere a confronto quel che rimane dei paesi con la metropoli napoletana. Rurale vuol far ragionare sulla determinazione che stiamo avendo nel perdere il contatto con la terra, la diffidenza che abbiamo nel toccarla e lavorarla in prima persona, e se i contadini e i lavoratori della terra hanno sempre avvertito la sacralità della natura e la terra come elemento primario della vita, le macchine riducono le lavorazioni e i tempi dei lavori diretti tra “uomo-animale-terra” sostituendosi direttamente nel rapporto con la terra. L’agricoltura è sempre più industrializzata. L’installazione è la riproduzione reale in cemento di alcuni attrezzi agricoli, posizionati verticalmente su un supporto come se qualcuno li avesse appoggiati realmente al muro dopo una giornata di lavoro, qui sono cementati, fossilizzati dall’idea di non essere più usati. Il cemento allude alla vita contemporanea lontana dal pensiero antico degli anziani, allude al distaccamento e gli attrezzi agricoli, non più conosciuti, installati nel centro della città sperano di far riflettere la popolazione ormai sempre più urbanizzata».
Il Premio Generazione è stato una delle novità degli Art days Napoli Campania, a sottolineare l’importanza di sostenere la formazione dei giovani artisti e la necessità di ridare nuova vita, valorizzandoli, a quegli spazi che appartengono alla comunità e alla città di Napoli.
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