Raoul Hausmann, Elasticum, 1920, Galerie Berinson, Berlin, © VG Bild-Kunst, Bonn 2025, Foto: © Galerie Berinson, Berlin
È stata recentemente aperta alla Berlinische Galerie, il Museo di Arte Moderna nel cuore della capitale tedesca, l’ampia mostra retrospettiva dedicata a Raoul Hausmann. L’esposizione accoglie oltre 200 lavori provenienti da collezioni tedesche ed estere, coprendo l’intero arco della vita dell’artista.
Hausmann è riconosciuto come uno degli autori più influenti del movimento Dadaista tedesco. La sua prolifica carriera è stata caratterizzata da una sperimentazione incessante, che lo ha consacrato come un vero “pioniere dell’arte multimediale”. Co-inventore del collage e del fotomontaggio, il suo talento poliedrico ha travalicato i confini delle discipline artistiche. La straordinaria versatilità delle opere di Hausmann ha permesso di allestire una mostra che spazia con disinvoltura dal disegno al collage, dalla fotografia alla pubblicità.
Iniziata nel 1900 come pittore, la sua carriera fu inizialmente plasmata dalle correnti del Cubismo e dell’Espressionismo. La svolta avvenne con l’adesione al Dadaismo berlinese, dove diede vita ad alcune delle sue creazioni più celebri, come Il Critico d’Arte (Der Kunstkritiker (1919). Questo iconico fotomontaggio rappresenta una feroce critica al sistema dell’arte influenzato dalle logiche capitalistiche.
In una perenne ricerca di modi di vivere rivoluzionari, Hausmann lottò contro i rigidi dettami della vita borghese. Dopo lo scioglimento del Club Dada, si dedicò all’esplorazione sinestetica, indagando i punti di contatto tra suono, parola e immagini. Il suo obiettivo era ambizioso: conquistare tutti i nostri sensi, combinando l’immagine e il suono attraverso l’optofonetica e la poesia sonora.
Nel 1933, costretto a fuggire dalla Germania a causa del regime nazista, Hausmann visse in esilio, vagando tra Zurigo, Praga, Parigi e Ibiza. Durante questo periodo, sperimentò con la fotografia e gli acquerelli, arrivando a scattare fotografie astratte.
Rifugiatosi definitivamente in Francia nel 1944, continuò la sua intensa attività come artista, scrittore e teorico fino alla morte. Grazie al contributo del Musée d’art contemporain de la Haute-Vienne, l’esposizione di Berlino presenta anche i lavori del periodo francese.
A Limoges, si dedicò alla sperimentazione con i testi, la fotografia e la pittura, esplorando anche la performance e la sinestesia. Approfondì inoltre la sua riflessione teorica sul Dadaismo, scrivendo negli anni Quaranta Courier Dada, una storia autobiografica del movimento, con l’intento di farne riconoscere l’importanza cruciale in Europa. Tra le opere esposte di questo periodo spicca Opossum (1963), testimonianza del suo continuo impegno con la poesia sonora e della sua spontaneità dadaista.
Qui, Hausmann torna ai motivi ispiratori dei suoi esordi. Si dedicò nuovamente ai collage, utilizzando texture e materiali diversi, e ai disegni, frutto di gesti spontanei e di un vero e proprio linguaggio visivo. Ormai diventato quasi completamente cieco, riuscì a realizzare questi ultimi lavori utilizzando quasi esclusivamente il tatto. Nei suoi ultimi anni, l’artista evolve dal Dada al Neo-Dada, creando un ponte concettuale tra le avanguardie del Novecento e l’arte concettuale di fine secolo.
L’impatto del Dadaismo a Berlino non si limitò meramente alle arti visive. Il Club Dada – formato da Hausmann, Hannah Höch, John Heartfield, Johannes Baader e Richard Huelsenbeck – prese il via nel 1918 con performance teatrali, serate ed eventi, culminando nella Prima Mostra Internazionale Dada del 1920 e nel magazine Der Dada, curato da Hausmann stesso.
Sebbene il collettivo si sarebbe sciolto poco dopo, l’eco del Club Dada rimase cruciale nell’arte successiva, soprattutto grazie alle nuove tecniche multimediali. Il fotomontaggio e il collage, usati come mezzi di satira politica, e le performance che coinvolgono corpo, suono e spazio, si rivelarono tra le tecniche più innovative del secolo. Furono essenziali per il loro contributo all’arte come espressione di dissenso politico, capace di rappresentare il caos e le contraddizioni della Repubblica di Weimar.
«Dada è più che Dada», sosteneva Hausmann, perché era una rivoluzione estetica, stilistica e morale. L’artista tedesco dedicò la sua intera esistenza a una nuova visione del mondo, cercando di diventare un Dadasofo: una figura illuminata in grado di produrre simultaneamente opere visive, letterarie e performative.
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