Seckin Pirim, installation view. Ph. Gianluca Di Ioia, credits Triennale di Milano
Un occhio blu elettrico di dimensioni monumentali scruta i visitatori negli spazi esterni della Triennale di Milano. È Gate of eye (2024), di Seçkin Pirim, che ha appena inaugurato la sua prima personale italiana a cura di Tommaso Tovaglieri. La mostra nasce dalla collaborazione con l’Ufficio Arte negli Spazi Pubblici del Comune di Milano e rende visibili sette opere che parlano del confine sottile tra arte e design proprio dell’Optical Art, a cui le sculture sembrano riferirsi. La realizzazione è frutto di tecnologie digitali e, in parte, dovuta alle stesse mani di Pirim. Questa scelta porta ad una connessione tra due mondi apparentemente lontani. Il primo è quello legato alla concezione del creatore che dà vita all’opera tirandola fuori dalla materia. Nel secondo l’artista assiste alla concretizzazione di un’idea attraverso strumenti esterni, pur restando il suo ideatore.
Nella loro caratterizzazione minimalista, le opere di Seçkin Pirim, in mostra alla Triennale di Milano, sembrano sussurrare al pubblico, invitandolo ad avvicinarsi per scoprirne i dettagli. La scelta di usare materiali tra loro molto lontani permette alla luce di giocare sulle proprietà intrinseche di marmo, carta, resina e poliestere. Nonostante ognuno riservi le proprie peculiarità, vi è un motivo ricorrente: l’alternanza di superfici ossessivamente stratificate con altre lisce e brillanti. Con questo incontro, l’artista sembra voler alludere all’eterna lotta tra l’essere e l’apparire, propria dell’individuo, che spesso sceglie di reprimere il vero io.
Ispirate a motivi e figurazioni dell’antichità, le opere emanano silenziosa solennità. Grey Columns si connette metaforicamente alla città romana Afrodisia, in Turchia, dove sono sono ancora visibili le tracce del grande impero nel maestoso tempio. Sempre in carta è stata pensata Vertical Touch, nata in occasione di questo primo appuntamento italiano con un omaggio alla Creazione di Michelangelo. Tra gli aspetti distintivi sicuramente la scelta dell’artista di sovrapporre e intagliare a mano tutti i fogli, oltre diecimila, opposta all’elaborazione digitale di altre installazioni.
I numerosi strati di poliestere dei due sarcofagi presenti in mostra sono sorretti dagli spiriti guida di Pirim. Infatti, alla base di ciascuno, tartaruge e serpenti sono intenti a vegliare su ciò che è racchiuso e custodito all’interno. Sulla stessa linea si colloca Gate, un portale di marmo grigio che, con le sue superfici a metà tra il levigato e il rugoso, ricalca la dicotomia tra libertà e imposizione.
La mostra di Seçkin Pirim sarà visitabile negli spazi della Triennale fino al 19 gennaio 2025.
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