Thomas Braida, Where the sun falls asleep, 2020. Courtesy l’artista e Monitor Roma, Lisbona, Pereto
“Grandi Piccolini / The Shape of Paint to Come” è la nuova mostra di Thomas Braida nella capitale, negli spazi di Monitor Roma. Un’esposizione di pittura e sull’immagine che dà luogo a una terra di mezzo tra il tangibile e le numerose, altre realtà cui ci si affaccia guardando le opere di Braida. Il processo pittorico passa in secondo piano, davanti al desiderio di comunicare visivamente attraverso l’immagine dipinta e una piccola parentesi scultorea. Paesaggi, figure realistiche e personaggi inventati, nature morte e titoli curiosi si alternano in una serie di lavori di piccole e grandi dimensioni, finestre su altri mondi suggerite dal pennello di Thomas Braida. “Grandi Piccolini / The Shape of Paint to Come” è anche il titolo del libro di Braida edito da ShowDesk, presentato in occasione della mostra, con un testo a cura di Luca Bertolo, in dialogo con l’artista.
«Trovare nuove vie. Non creare piccoli mondi chiusi»: secondo Thomas Braida l’essere pittori offre la possibilità di reinventare nuovi canali, piuttosto che tenere le idee in cattività. Attraverso la sua pittura si fa largo la semplificazione, quella che gli permette di comunicare in maniera più diretta con sé e con l’altro. Con scanzonatezza e disinvoltura Braida si serve della realtà così come della mitologia, del popolare, dell’iconografia e del trash per costruire un linguaggio che invita allo scherzo, al riso prima della riflessione e a quella leggerezza di pensiero che coesiste con le pensate più esistenzialiste.
Così, ci troviamo davanti alle scene concertate dall’intenzione del pittore, dalla sua mente alla sua mano, dalle suggestioni del reale a una fantasia filtrante, alla tela. Come Carrabean you beyond Blue (2020), dove su una bianca spiaggia caraibica si trovano e si mimetizzano presenze e oggetti di cui notiamo sempre più, quanto più ne scopriamo i dettagli. Invece, più ironiche sono la spiaggia di Francesco non ama tenere al guinzaglio il cane (2020-2021) o la riva di Pisciatina ai laghi di Fusine (2021). Qui, i protagonisti sono gli scheletri vivi che, sembrando appena giunti da una danza macabra, mutuano il movimento dal ballo della morte per rappresentare le nostre quotidiane abitudini.
“Grandi Piccolini / The Shape of Paint to Come” a Monitor Roma raccoglie paura, sensatezza e insensatezza, epifanie, imbrogli d’artista, mostri reali e ammaestrati: tutto ciò di cui Thomas Braida racconta nella conversazione con Luca Bertolo. In una pittura che scioglie i grumi del presente in nuove visioni colorate, si risolve l’insufficienza di una realtà incapace di convincerci della sua esistenza. Così, tra surrealismo, disillusione e inventiva, l’artista ricrea nuovi scenari in cui tutto è possibile (White-meat & sugar-candy Land, 2020) o piccoli frame che ritraggono istanti fissando pensieri (Dark teddy bear, 2020; Quindi perché, 2021).
Thomas Braida, Minimum further deviation, 2020, olio su tavola, 21 x 34 cm. Courtesy l’artista e Monitor Roma, Lisbona, PeretoLa razionalità della linea lascia totalmente posto alla fluidità del colore, leggera e luminosa come i riflessi delle acque di Salvo per un pelo (2021). Però, è nelle tele più piccole di Thomas Braida esposte a Monitor che troviamo i sogni più grandi, ancora intrisi di quella propensione a viaggiare con la fantasia propria della tenera età, nonostante la diffidenza di quando si è diventati già un po’ grandi: Minimum further deviation (2020), Nuovo Mondo, New Planet Earth (2020).
«Sono convinto che i periodi di crisi sono un’ottima opportunità per inventare dei grandi piccolini. Alcuni piccoli lavori possono essere dei grandi pezzi, dipingere alle volte è saper pensare in piccolo quando creare grandi cose non è attuabile» – Thomas Braida.
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