Tra reale e immaginario: Damir Ocko e Driant Zeneli al Museo Nazionale di Matera

di - 26 Dicembre 2022

Il reale e l’immaginario, due ambiti che spesso si sovrappongono e si confondono ma che, in ogni caso, appartengono al piano della conoscenza. Su questo percorso complesso, che riguarda tanto il nostro tempo dominato dall’informazione quanto una dimensione ancestrale, di sguardi aperti sul mondo, si dipana “Exploratives”, mostra di Damir Očko e Driant Zeneli, visitabile fino all’8 gennaio nei suggestivi spazi dell’Ex Ospedale di San Rocco a Matera, recentemente diventato sede del Museo Nazionale, diretto da Annamaria Mauro. Proprio nel complesso monumentale, prima ospedale seicentesco e poi carcere, saranno ospitati anche altri progetti d’arte contemporanea. In questo caso, a dialogare sono due artisti con un backgroud affini, entrambi provenienti dall’area balcanica – Ocko (1977, Zagabria, Croazia), Zeneli (1983, Shkoder, Albania) – che elaborano universi visivi ricchi di componenti poetiche, riflessive e performative. In occasione delle ultime settimane di apertura della mostra, saranno organizzate due visite guidate, nelle giornate del 27 dicembre 2022 e del 5 gennaio 2023, dalle ore 10:30 alle ore 13:30 e dalle ore 15 alle ore 18, con il curatore dell’esposizione, Giacomo Zaza, che così introduce il progetto.

«Con Očko a Zeneli l’esplorazione fantasiosa, in mondi esteriori e interiori, implica molteplici motivi ed espressioni che stridono con qualsiasi semplificazione. Nel caso di Damir Očko l’intervento a Matera si concentra su due costruzioni site specific, collocate nella ex chiesa (detta del Cristo Flagellato o “degli Artisti”).

La prima è una parete in legno autoportante lunga oltre 16 metri – distinta da segmenti colorati alternati (rosso, nero, giallo) – sulla quale sono affisse quarantuno carte a formare una sorta di sequenza filmica, che restituisce una “quinta” spaziale libera stilisticamente, performativa, in cui compaiono ritagli difformi, parole, macchie astratte e forme organiche colorate, spesso evocazioni del volto.

Invece, la seconda costruzione, in combinazione con la sequenza delle quarantuno carte, è una grande torre rossa a cuspide piramidale, nel cui interno è trasmesso il video Dicta I, 2017: recitazione di una poesia composta da Očko con frammenti tratti da un testo di Bertolt Brecht del 1935 sull’importanza e la difficoltà di scrivere la verità. Ciò che si offre allo sguardo è l’esecuzione di un discorso poetico dadaista. Le parole di Brecht, allontanate dal loro contesto, sono recitate come proclami privi di senso, che intessono una drammaturgia compositiva. Dicta I esprime “fatti alternativi”, ovvero un senso di verità a partire da informazioni completamente false, ammiccando alle forme manipolative del mimetismo in funzione nel discorso politico. I primi piani del volto nel video conferiscono una sensazione molto fisica e umana alle immagini che, associate al riverbero della voce e del suono dalla torre in legno, emanano intensità allo spazio dell’ex chiesa.

DAMIR OCKO, Ex Ospedale Di San Rocco. Museo Nazionale di Matera, ph Nitti

Un altro spazio-tempo, molto vicino a quello di Očko per assonanze oniriche, è quello di Driant Zeneli che vagheggia in una dimensione indeterminata, tra obiettivi e desideri non pienamente concretizzati. Zeneli possiede uno sguardo fantasioso che, attraversando il retaggio storico dei Balcani e le paure del futuro, incarna le speranze umane, interpretandole e raffigurandole. I suoi video costituiscono il preambolo di vicende sempre in divenire (come il personaggio Mario, nel video It would not be possible to leave planet earth unless gravity esiste, desideroso di raggiungere un luogo lontano nello spazio, mentre vaga nell’enorme fabbrica abbandonata Kombinati Metalurgjik).

Le sue immagini in movimento ci inducono a riflettere sui gesti che sospendono ogni giudizio e riconducono (metaforicamente) ogni pensiero alla sua purezza esistenziale. Così nel video Those who tried to put the rainbow back in the sky il lembo di arcobaleno in cemento riposto in alto sul fondo del cielo diventa un’immagine positiva di attraversamento. Oppure nelle sequenze disorientanti di Who was the last to have seen the horizon?, i protagonisti fluttuano nel buio rimettendosi continuamente in gioco con un senso di scoperta e di avventura».

Per prenotare le visite guidate occorre scrivere all’indirizzo mail mn-mt.comunicazione@cultura.gov.it.

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