Turner Prize 2025, annunciati i finalisti: quattro visioni per raccontare il presente

di - 24 Aprile 2025

Nnena Kalu, Mohammed Sami, Zadie Xa e Rene Matić sono i finalisti della 41ma edizione del prestigioso Turner Prize, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali dedicati all’arte contemporanea e che nel 2025 celebra il 250mo anniversario della nascita dell’artista a cui deve il nome, il grande pittore J.M.W. Turner, celebre per le sue visioni innovative di paesaggi e marine. Le opere dei finalisti saranno esposte, dal 27 settembre 2025 al 22 febbraio 2026, alla Cartwright Hall Art Gallery di Bradford, capitale della cultura della Gran Bretagna del 2025. La cerimonia di premiazione si terrà il 9 dicembre, quando verrà annunciato il vincitore del premio da 25mila sterline, mentre gli altri tre finalisti riceveranno 10mila sterline ciascuno.

Visioni del mondo al Turner Prize 2025

Istituito nel 1984 dalla Tate, il Turner Prize viene assegnato annualmente a un artista nato o attivo nel Regno Unito, celebrando pratiche innovative e spesso provocatorie. Oltre a riconoscere l’eccellenza artistica, il premio vuole stimolare il dibattito pubblico sull’arte del presente. Nel corso degli anni, il Turner Prize ha premiato alcuni dei protagonisti più influenti dell’arte contemporanea britannica. Tra i vincitori più noti, Anish Kapoor (1991), Damien Hirst (1995), Wolfgang Tillmans (2000), Lubaina Himid (2017) – prima donna nera a vincere il premio – e Jasleen Kaur (2024).

I membri della La del Turner Prize 2025 è composta da Andrew Bonacina, curatore indipendente, Sam Lackey, direttore della Biennale di Liverpool, Priyesh Mistry, curatrice associata per i progetti di arte moderna e contemporanea della National Gallery, Habda Rashid, curatrice senior per l’arte moderna e contemporanea del Fitzwilliam Museum.

«È un onore annunciare questa fantastica rosa di finalisti del Turner Prize: congratulazioni a tutti i candidati. La rosa riflette l’ampiezza della pratica artistica odierna, dalla pittura e scultura alla fotografia e all’installazione, e ognuno degli artisti offre un modo unico di vedere il mondo attraverso l’esperienza e l’espressione personali», ha dichiarato Alex Farquharson, direttore della Tate Britain e presidente della giuria del Turner Prize. «In occasione del 250mo anniversario della nascita di JMW Turner, sono lieto di vedere che il suo spirito innovativo è ancora vivo e vegeto nell’arte britannica contemporanea e non vedo l’ora di assistere a un’imperdibile mostra delle loro opere a Bradford questo autunno».

Cartwright Hall. Per gentile concessione dei Musei e Gallerie del Distretto di Bradford – Consiglio di Bradford

Nnena Kalu: il gesto come rituale corporeo

Artista scozzese attiva a Londra e sostenuta da ActionSpace, organizzazione dedicata ad artisti con disabilità cognitive, Nnena Kalu realizza installazioni volumetriche dai colori saturi, costruite con materiali umili: carta, tessuti, cellophane e nastro adesivo. Le sue forme avvolgenti e bulbose, presentate recentemente al Walker Art Gallery di Liverpool e a Manifesta 15 a Barcellona, si estendono nello spazio come presenze pulsanti, in dialogo con l’architettura. A queste si affiancano disegni meditativi che riflettono lo stesso linguaggio gestuale. La giuria ha lodato la sua padronanza cromatica e la capacità di rendere il processo un atto visivo e sensoriale, al tempo stesso delicato e insistente.

Rene Matić: intimità, comunità e protesta

La ricerca di Rene Matić, artista non-binaria, attraversa fotografia, suono, testo e installazione, dando forma a un diario visivo politico e affettivo. Nella mostra AS OPPOSED TO THE TRUTH, allestita al CCA di Berlino, l’artista intreccia ritratti intimi di amici e familiari a interventi sonori e testuali, restituendo l’intimità come spazio di resistenza. Nel 2024 è stata protagonista anche di una mostra itinerante sulla fotografia della working class britannica (Hayward Gallery) e di una doppia personale con Oscar Murillo alla Kunsthalle Wien. Il suo lavoro evoca una poetica della presenza e della cura, in grado di interrogare le stratificazioni identitarie contemporanee.

Rene Matić, ph. Diana Pfammatter. Courtesy the Artist and Arcadia Missa, London

Mohammed Sami: pittura della memoria e dell’assenza

Nato a Baghdad e rifugiato nel Regno Unito, Mohammed Sami indaga, attraverso la pittura, i temi della rimozione, del trauma e dell’oblio. Nella serie After the Storm, esposta a Blenheim Palace, le sue grandi tele evitano ogni forma narrativa diretta: stanze vuote, mobili silenziosi, tracce militari appena percettibili. La figura umana è sempre assente ma la sua eco è ovunque. La giuria ha sottolineato la forza del suo approccio visivo, capace di evocare l’invisibile e dare corpo all’esperienza della diaspora e della guerra senza ricorrere all’illustrazione.

Mohammed Sami, ph. Sarel Jansen

Zadie Xa: mitologia, suono e immaginazione diasporica

Coreana-canadese residente a Londra, Zadie Xa mescola tradizioni sciamaniche, folklore marittimo e cultura pop in installazioni immersive dal linguaggio sinestetico. Alla Sharjah Biennial 2025, in collaborazione con Benito Mayor Vallejo, ha presentato un ambiente totale: pareti coperte di pitture tessili dai colori sgargianti, cuciture sfilacciate a vista, sculture mobili sospese che emettono suoni elettronici ispirati a canti rituali. Xa reinventa la narrazione diasporica come esperienza viscerale, multisensoriale, stratificata. Rappresentata dalla galleria Thaddaeus Ropac, ha debuttato con una personale a Parigi nel 2024.

Zadie Xa, ph. Charles Duprat. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery

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