Uno sguardo prolungato: Hockney e Piero della Francesca a confronto alla National Gallery

di - 24 Ottobre 2024

Fino al 27 ottobre, sarà possibile visitare a Londra, presso la National Gallery, la veramente straordinaria mostra Hockney and Piero: A Longer Look. Si tratta di un evento che fa parte delle celebrazioni per i 200 anni dell’importante museo londinese. I curatori hanno voluto sottolineare l’importanza del ruolo svolto da una galleria storica nel centro della città e nei luoghi della vita culturale, attraverso il lungo, acuto, ammirato e coinvolgente sguardo del più grande artista britannico su un’opera rinascimentale, ricca di perdurante senso per i sudditi di Sua Maestà e per tutto il mondo.

La linea di continuità, segnata sull’asse del tempo tra Piero della Francesca e David Hockney, rappresenta e sostanzia l’utilità o meglio la necessità dei musei anche nell’epoca della fruizione mediale dell’arte e dell’intelligenza artificiale. Narrando l’influenza che la collezione della National Gallery ha esercitato sulla formazione di Hockney, assiduo e amorevole frequentatore del museo sin dagli anni giovanili, i curatori si rivolgono a tutti i fruitori dell’era presente e, in particolare, agli artisti, a significare come sia necessaria non solo la conoscenza nozionistica e accademica della storia dell’arte ma, soprattutto, quella che deriva dalla diretta e fisica fruizione delle opere.

Hock and Piero

Attraverso l’opera dei grandi maestri passati, i giovani artisti potranno consolidare la loro individuazione professionale e culturale. Le opere storiche, infatti, insegnano e ammoniscono non solo con le proprie narrazioni ma attraverso il colloquio interattivo che riescono a intraprendere o suscitare con chi le ammira e le interroga.

Inoltre, con l’espressione a longer look probabilmente si è inteso invitare il pubblico quotidiano, quello interessato non professionalmente ma solo culturalmente, a uno sguardo più lungo, più attento e, se possibile, più affettuoso, almeno con le opere che destano la loro maggiore attenzione. La critica d’arte e di costume si è recentemente soffermata a riflettere sul museo come prodotto turistico ovvero sulla visita temporalmente concentrata di spazi museali spesso contenenti centinaia di opere di altrettanti artisti che si sono espressi in tempi, circostanze e addirittura secoli diversi.

Dedicare due o tre ore alla visita del Louvre, degli Uffizi o della stessa National Gallery, vale soltanto a testimoniare, forse con una foto o con un selfie, la propria presenza in quello spazio o di fronte a quell’opera. Non vale certo quell’esperienza a intraprendere, proseguire e mantenere un colloquio con un grande artista o con un genio del passato. Spesso l’artista impiega mesi o anni nella produzione di un’opera ed è di tutta evidenza come essa non possa raccontarsi o farsi utilmente esplorare in pochi minuti. Uno sguardo più lungo, pertanto, ci piace immaginare che significhi anche una visione di durata proporzionale alla qualità dell’opera e alla intensità dei concetti e delle passioni che essa può destare nell’osservatore aiutandolo a progredire nella propria dimensione personale e sociale ovvero nella propria specifica esistenza.

Il consiglio che i curatori, esponendo un’opera di Piero della Francesca e due di David Hockney, esplicitamente lanciano all’attenzione collettiva, è quello di mantenere il rapporto fisico con le grandi opere d’arte del passato e del presente ma di modificare sostanziosamente il rapporto di visita con le stesse. Andare agli Uffizi a visitare e colloquiare con Botticelli, tornarci per una visita a Giotto e a Cimabue, ritornarci ancora per visitare altri ospiti e portare innanzi a loro l’esperienza della nostra esistenza.

Piero della Francesca, Il Battesimo del Cristo, tempera su tavola (167×116 cm), 1440-1450, National Gallery di Londra

Uno sguardo più lungo è stato quello di Hockney su Piero avendo egli, nell’artista italiano, intravisto la possibilità di una dimensione atemporale della pittura. È infatti, quella di Piero, una pittura immersa prima nel silenzio e poi nello spazio che lo contiene e preserva, una pittura essenziale ovvero privata di ogni non necessario orpello, narrante ma non descrittiva che si offre con poche, intensissime note alla sensibilità del fruitore senza tentare di sedurlo con più accattivanti e semplicistiche armonie.

Allo stesso modo, Hockney, ha rappresentato e rappresenta la vita di tutti i giorni, dalla colazione al tuffo in piscina, come un momento della propria storia avulsa da un progetto storico generale, privata di ogni sostegno teleologico ed etico. La vita dal Nostro descritta è quella che accade, che avviene, senza binari precostituiti, senza tappe e senza strade da percorrere. La vita come una grande piazza vuota in cui il silenzio è l’unico medium diffuso e onnipresente.

David Hockney, My Parents, 1977

Di particolare pregio anche il catalogo della mostra con una lunga e approfondita intervista a David Hockney e altri capitoli che evidenziano le relazioni storiche tra vecchi e nuovi maestri e l’influenza che su quest’ultimi ha avuto la National Gallery attraverso l’esposizione delle proprie opere.

Mentre dobbiamo occuparci e incentivare il processo di archiviazione informatica di tutte le opere che costituiscono il vero patrimonio dell’umanità, la National Gallery, con questa mostra, ci ammonisce ricordandoci come la fruizione diretta ed il contatto fisico costituiscano il momento fondamentale dell’apprendimento nell’arte.

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