Valentina Medda, la tragedia del Mediterraneo in mostra MAN di Nuoro

di - 19 Marzo 2024

Realizzato grazie al sostegno di Italian Council (XI edizione, 2022) della DG Creatività Contemporanea del MiC – Ministero della Cultura, The Last Lamentation nasce da un’idea forte: associare l’evocazione di un rito del passato alle tragedie che oggi, quotidianamente, si consumano in altomare e sulle coste del Mediterraneo. Si tratta di un progetto articolato, che si dipana in tappe successive. Ne è autrice Valentina Medda, artista sarda di stanza a Bologna, con formazione e residenze all´estero nel corso delle quali ha maturato una pratica interdisciplinare che ha messo a frutto in questa produzione, alla quale si dedica dal 2018. Il progetto, curato da Maria Paola Zedda, è prodotto da Zeit e vede il concorso di varie istituzioni sarde, italiane ed internazionali.

Valentina Medda, The Last Lamentation, 2023, still frame da video. Courtesy l’artista
Valentina Medda, The Last Lamentation, 2023, still frame da video. Courtesy l’artista

La prima tappa è un’opera video presentata in anteprima lo scorso febbraio a Bologna nella Sala delle Catacombe all´interno del Cimitero Monumentale della Certosa, in occasione dell’ultima edizione di Arte Fiera, e che proprio dal MAMbo verrà acquisita, entrando nella collezione permanente del museo felsineo. La tappa successiva coincide con la mostra in corso dal 28 marzo al 16 giugno al MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro. Mostra incentrata sullo stesso video, frutto di una ricerca dell’artista su diverse sponde del Mediterraneo, dalla sua terra di Sardegna a quella libanese, avendo come modelli ideali di riferimento figure quali Ernesto De Martino e Cecilia Mangini che, da prospettive e con finalità differenti, hanno indagato il tema del pianto delle prèfiche, in Puglia nello specifico. In mostra si troverranno testimonianze del lavoro di preparazione. Ma non è finita: in concomitanza con la mostra di Nuoro, The Last Lamentation si trasformerà da video in performance, a cura di Sardegna Teatro, e come tale si potrà vedere, per ora, a Rimini il 20 aprile e al Festival di Sant’Arcangelo di Romagna il 13 luglio.

Valentina Medda, The Last Lamentation, 2023, still frame da video. Courtesy l’artista
Valentina Medda, The Last Lamentation, 2023, still frame da video. Courtesy l’artista

Il video si articola in tre sequenze. Si apre con l’entrata in scena di 12 donne che avanzano lentamente, provenendo dal nulla. Fondale naturale un paesaggio per metà collina e per metà spiaggia, quasi una divisione simbolica dello spazio fra l’agognato approdo e un bucolico accoglimento nella nuova vita. Il suono – Gaspare Sammartano, Claudia Ciceroni e Attila Faravelli (quest’ultimo per il field recording) ne sono i fautori – accompagna il lento procedere dal ronzio distante alla saturazione, un pattern, come un lungo respiro, a sovrastare il contunuum di fondo.

Registrazioni su Cassetta Attitos

Non è dato sapere, ma all’ascolto s’intuisce che voci, maschili e/o femminili, sono state registrate ed elaborate elettronicamente in studio. Le donne si avvicinano facendo ondeggiare passo dopo passo, con cadenza ritmata, la veste nera della loro terra sarda, proiezione d´antichissima  meridionalità. La seconda sezione si sofferma sui dettagli. È un momento molto bello, intimamente femminile per la testa e il cuore dell’artista che firma l’opera, ricco di pathos per  densità simbolica e resa espressiva. Le mani che accarezzano i capelli, il sollevare il “peplo” nero: «Un Mediterraneo estensione del corpo», scrive Medda nella sua presentazione.

Sketch 01, Credits Valentina Medda

Il suono si fa spettro acustico di una congerie di voci dolorose, disperate, imploranti un diritto all’esistenza che la grande vasca di morte, quella che gli umani d’un tempo chiamavano Mare Nostrum, ogni giorno nega loro. Che caso: Mare Nostro, non mare loro. Che stia anche in questo una spiegazione possibile della grande tragedia? Lascio alla curiosità di chi vorrà vederla l’ultima sequenza, inesorabile nella sua essenzialità, coerente alla drammaturgia su cui è costruita. Come scrive Medda, «Un’azione poetica e politica» a un tempo. «È il Mediterraneo stesso che piange i suoi morti». The Last Lamentation riesce a coniugare felicemente il privato, l’intimo, con l’universale. Ha una sua epicità.

The Last Lamentation, Acquerello, Studio di movimento

Video, mostra, performance: le occasioni per conoscere nelle sue differenti manifestazioni il lavoro di Valentina Medda non mancheranno.

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