Venice Glass Week: tappa a Castello, per i ritratti di vetro di Marcin Gierat

di - 12 Settembre 2020

Il rientro in laguna non poteva essere più dolce: la città rinasce di vita in un settembre colmo di eventi grazie alla giovane – siamo alla quarta edizione – Venice Glass Week che, con lo slogan The Heart of Glass, si ripropone di far rivivere la forza e l’essenza del “fare” vetro, antichissima tradizione che ha in Murano il suo indiscusso centro creativo e produttivo. Tenendo conto anche del suo costante evolversi e allinearsi con i tempi, creando e diffondendo moda, eleganza e savoir-faire, in tutto il mondo.

In questa occasione, abbiamo seguito un percorso che inizia da Murano, passando per Castello e arriva fino all’Isola di San Giorgio, per conoscere tre realtà che interpretano in modo diverso e originale l’antica arte del vetro, ponendosi come sue rappresentanti e abili divulgatrici. In questa seconda tappa (qui la prima, alla Fondazione Berengo) ci addentriamo in un’ambiente estraneo ai normali circuiti artistici cittadini ma che ben promette come nuova sede espositiva e di promozione culturale non solo per la Venice Glass Week, si colloca “Man in the Glass”, la personale di Marcin Gierat in collaborazione con Zuecca Project Space, che ha vinto il Bonhams Prize for The Venice Glass Week, come miglior progetto che partecipa al festival.

Man in The Glass: la personale di Marcin Gierat, tra tradizione e innovazione

Siamo di fronte all’antica Cattedrale di Venezia, la Basilica di San Pietro di Castello, in un antico squero, luogo adibito alla costruzione delle imbarcazioni lagunari, la cui ristrutturazione non ne ha sviscerato l’anima ricolma di sapienza artigiana, con la muratura in mattoni, i soffitti travati, le grandi vetrate.

Con un allestimento pensato in vista della perfetta integrazione degli elementi, ci spiega la curatrice Marica Denora, sono disposti i Ritratti in Vetro sui medesimi pali in ferro utilizzati dai maestri vetrai nei forni, impilati su basi composte da agglomerati di sabbia, ulteriore rimando all’elemento da cui nasce il vetro. Il protagonista è Marcin Gierat, fotografo polacco di Cracovia, classe 1978, negli ultimi anni dedito all’espressione e all’esaltazione dell’artigianalità italiana. Quando, in occasione di Pitti Uomo 2018, Gierat realizzò una serie di ritratti degli artigiani fiorentini dell’Oltrarno, Alessandro Possati, direttore e founder di Zuecca, ebbe l’idea di usare il mezzo del vetro per imprimere i ritratti dei grandi maestri della tradizione di Murano. Il connubio tra l’elemento materico e il soggetto che vive in esso, rende il senso della visione ancora più intimo e personale. Siamo lontani dall’arte concettuale: è l’espressione del figurativo unita a una tecnica antica, che richiede tempo e sapienza.

Nel progetto sono state coinvolte alcune delle migliori vetrerie di Murano, con la propria personale serie di lastre, utilizzando i colori iconici e le tecniche di realizzazione caratteristiche della propria produzione: l’esclusività e la passione per il rapporto tra vetro e luce della Barovier&Toso, l’esaltazione della tradizione attraverso la ricerca e l’attenzione per il design della NasonMoretti, l’audace sperimentazione della vetreria artistica Schiavon Art Team.

Gierat infatti si è servito di una macchina fotografica dell’Ottocento, il primo pezzo che troviamo esposto entrando nell’Atelier d’artista, usando la tecnica del collodio umido, così da imprimere le fotografie direttamente su lastre di vetro, anziché pellicola. Non si tratta di uno scatto di qualche frazione di secondo, come succede con il digitale ma di una posa di almeno 15 secondi, ci spiega l’artista. In ognuno di essi è custodita l’immagine dell’uomo, la sua storia, la sua passione e dedizione per un arte e una tecnica che allo stesso tempo lo rappresenta. Per questo che ogni ritratto è unico ed irriproducibile.

Difficile dimenticare la barba ispida e a tratti bianca del signor Lucchetta, le rughe d’espressione attorno agli occhi, semichiusi, la bocca serrata in uno sforzo di immobilismo. Il carattere della determinazione che si evince. I valori espressi sono quelli dell’artigianalità, della determinazione e del valore inestimabile del tempo, facendoci immergere nel ricordo di un’antica arte. Il connubio inaspettato tra la tecnica alle origini della fotografia, la resa patinata che rafforza l’idea della tradizione, e i ritratti, caratterizzati da pettinature e abiti contemporanei, ci trasmette pienamente le intenzioni di Marcin Gierat, di racchiudere l’uomo dentro il vetro. L’idea del tutto innovativa unita alla dedizione per la tecnica gli ha permesso di vincerela Special Recognition for the Bonhams Prize.

Immersi in un luogo magico di grande atmosfera, le vigne attraversano la corte interna, una barca in fase di restauro è ancorata sull’affaccio nel canale dove si riflette la flessuosa silhouette del campanile di San Pietro, gli innumerevole specchi dilatano la luce all’interno della sala creando inaspettati giochi di rifrazioni. All’interno, mobili in legno e stucco dell’Ottocento, cineserie in porcellana e sedute viennesi, rendono perfettamente il contrasto, tanto gradito, dell’antico con il contemporaneo.

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