Categorie: Arte moderna

Emanuele Cavalli al Civico Museo di Anticoli Corrado

di - 26 Ottobre 2019

Al Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado, dopo le retrospettive di Sergio Selva, Fausto Pirandello e Domenico Ponzi, arriva la mostra (fino al 15 marzo 2020) dedicata a un protagonista dimenticato del Novecento pittorico italiano, Emanuele Cavalli.

L’antologica “Emanuele Cavalli (1904-1981): tono e forma – realtà e magia” curata dal direttore del museo Manuel Carrera è un’occasione per ripensare il lavoro di un artista  caduto in un ingiustificato e inglorioso oblio. Le opere scelte da Carrera, come un Autoritratto del 1926, alcuni ritratti familiari, l’enigmatico Bagno nel fiume del 1937 o l’ammaliante Nudo in piedi del 1945, provengono da collezioni private ed erano finora invisibili per il grande pubblico.

Davvero troppi anni sono passati infatti dall’ultima mostra di Cavalli nel Lazio (bisogna addirittura risalire al 1984 nella Galleria Arco Farnese di Lucia Torossi) mentre la Puglia, terra d’origine del pittore, lo ha celebrato nel 2016 alla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, su forte spinta di Pietro Di Terlizzi, direttore dell’Accademia foggiana di Belle Arti.

Ritratto di Fausto Pirandello, 1928

La vita di Emanuele Cavalli ad Anticoli Corrado

Nato a Lucera nel 1904, Cavalli arriva a Roma nel 1921, conosce Felice Carena e diventa suo allievo e grazie a lui inizia a frequentare Anticoli Corrado, punto di ritrovo di un vivacissimo cenacolo artistico e culturale e luogo di provenienza dei più bei modelli della pittura tra Ottocento e Novecento. Dopo più di vent’anni trascorsi tra Roma e la provincia, il trasferimento a Firenze nel 1945 per insegnare pittura in accademia. La stagione più felice della ricerca pittorica di Emanuele Cavalli è strettamente legata al borgo laziale e la mostra felicemente celebra questo legame.

Il punto di partenza è un grande dipinto della collezione del museo che non viene inserito nel percorso espositivo, offrendo al visitatore lo spunto per scoprire oltre la mostra le opere conservate nella raccolta permanente: è L’amicizia del 1933, conversazione fraterna di tre uomini nudi non scevra di interpretazioni iniziatiche dipinta in un anno significativo per Cavalli, quello della firma insieme a Giuseppe Capogrossi e Roberto Melli del Manifesto del Primordialismo Plastico, che vuole «identificare la sostanza pittorica con la natura delle energie spirituali» ricavando un ordine dal colore, da cui tutto si origina per dare luogo a «un fatto vivente». Nello stesso anno Corrado Cagli, Cavalli, Capogrossi e il calciatore-pittore Ezio Sclavi sono in mostra a Parigi e per loro viene coniata la celebre definizione di Scuola Romana, che diventerà identificativa di un’epoca intera (un primato spesso dimenticato).

Davanti allo specchio, 1939

Il percorso della mostra al Civico Museo

La mostra non segue un percorso cronologico, ma accosta le opere per analogie formali e tonali, rintracciando echi, corrispondenze, similitudini e richiami. I volumi compositivi delle Case di Anticoli Corrado del 1942 dialogano, per esempio, con le Scatole del 1977 e con la Scala d’oro del 1965. Si offrono allo sguardo non poche sorprese e illuminazioni, incominciando dal primo dipinto noto di Cavalli, mai esposto prima d’ora e donato per l’occasione dai familiari del pittore al museo. È un’opera che sottolinea, se necessario, il legame con il borgo anticolano, una Testa che sul retro conserva un appunto autografo che lo identifica come «la prima testa dipinta a scuola di Carena nel 1921», ritratto di un «modello di Anticoli, Bernardino Toppi». Anticolano peraltro è anche il copricapo della grande composizione con due figure Davanti allo specchio del 1939.

Cavalli è un artista di non semplice decrittazione e la sua pittura è sostenuta da una profonda riflessione teorica. Per evitare un approccio eccessivamente tecnico e settoriale, dopo oltre un anno di lavoro e di studio negli archivi del pittore Manuel Carrera lo racconta attraverso opere che pongono l’accento sul lato umano, affettivo, sentimentale della sua ricerca, sulla raffinata sensibilità psicologica dei ritratti (da quello dell’amico Fausto Pirandello del 1928 a quello della figlia del 1968) e sull’armonia dei toni delle nature morte (Melograne, 1937), in un dialogo serrato con Maria Letizia Cavalli. Nonostante i suoi 82 anni, la figlia del pittore conserva infatti una memoria lucidissima e vivissima di testimone preziosa di una stagione creativa di preziosa intensità.

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