Musei Vaticani
La storia dell’arte è costellata da scoperte quasi casuali, impreviste. Tra queste, si può considerare anche l’ultima proveniente dai Musei Vaticani, dove un intervento di routine ha appena riportato alla luce un dipinto autentico di El Greco, rimasto per decenni invisibile sotto una ridipintura realizzata da un falsario.
L’opera, Il Redentore, è un piccolo olio su tavola databile tra il 1590 e il 1595: era entrata nelle collezioni della Santa Sede nel 1967, donata a Papa Paolo VI, e da allora era rimasta esposta negli appartamenti papali senza mai essere sottoposta a indagini approfondite, come la restauratrice Alessandra Zarelli ha recentemente raccontato ad Artnet.
La pulitura di routine a cui il dipinto era stato appena sottoposto ha però presto rivelato l’importante sorpresa: sotto la superficie visibile si nascondeva la composizione originale di El Greco, coperta da un intervento successivo che ne alterava completamente l’immagine. Il restauro è stato condotto nei laboratori dei Musei Vaticani e ha permesso di recuperare le stesure originarie e di confermare, attraverso analisi scientifiche e confronti stilistici, l’autografia dell’opera.
Ma non solo: le indagini hanno evidenziato la presenza di ulteriori immagini sottostanti, una sorta di “palinsesto pittorico” con schizzi di altre composizioni attribuibili allo stesso artista: un dettaglio, questo, che offre uno sguardo raro sul processo creativo di El Greco e sulle trasformazioni interne alla sua pratica.
Il dipinto restaurato è ora esposto nella mostra El Greco allo specchio. Due dipinti a confronto, allestita presso il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo fino al 30 giugno 2026. Qui, Il Redentore dialoga con un San Francesco giovanile, realizzato intorno al 1570, quando l’artista era ancora attivo tra Roma e Venezia. Il confronto tra le due opere consente di attraversare quasi 30 anni di ricerca, mettendo in luce l’evoluzione stilistica di uno dei protagonisti più eccentrici del Manierismo europeo.
Secondo i curatori, il dipinto vaticano va inoltre messo in relazione con altre versioni dello stesso soggetto conservate in Europa e negli Stati Uniti, suggerendo una pratica seriale.
Il caso si inserisce in una tendenza sempre più evidente: il restauro non è più solo conservazione ma anche strumento di ricerca e riscrittura della storia dell’arte. Negli ultimi anni, proprio in Vaticano, interventi analoghi hanno infatti portato alla luce tecniche inedite (come nei cicli di Raffaello) o problemi conservativi legati al turismo di massa, come dimostrano i recenti lavori sul Giudizio Universale di Michelangelo.
In questo contesto, la “riemersione” di un El Greco nascosto sotto un falso diventa un caso emblematico: un’opera che per oltre mezzo secolo è stata sotto gli occhi di tutti, senza essere davvero vista e che oggi torna a ridefinire, almeno in parte, il catalogo di uno degli artisti più influenti tra Rinascimento e modernità.
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