Ancora novità sul caso del furto dell’opera di Gustav Klimt ritrovata a Piacenza dopo 22 anni che, nelle ultime settimane, sta infiammando le cronache d’arte e non solo. Dopo la perizia che ha constatato l’autenticità, questa volta è spuntata una clamorosa lettera nella quale due persone hanno ammesso di essere responsabili del furto del Ritratto di Signora dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza, trafugato nell’ormai lontano 22 febbraio 1997 e ritrovato casualmente il 10 dicembre 2019, in una intercapedine esterna della stessa Galleria. A raccontare la vicenda, il quotidiano Libertà, al quale i due ladri hanno consegnato una lettera con la loro versione dei fatti: «Abbiamo fatto in modo che il quadro ritornasse a Piacenza, un regalo alla nostra città».
La lettera è stata scritta da un uomo di 66 anni, originario di Piacenza, che proprio in questi giorni è stato incriminato per altri reati, insieme al complice anche egli sessantenne. Si tratta di una serie di furti, 47 per la precisione, commessi tra il 2013 e il 2014, in case, gioiellerie e ospedali tra Parma, Reggio, Lodi e Cremona, dalla cosiddetta «Banda del grimaldello», nella quale i due uomini rivestivano due ruoli di primo piano. Colpi puliti ed efficaci, grazie a precise soffiate sulla posizione di refurtiva di valore, come quadri, sculture e gioielli.
La Cassazione ha espresso venerdì il suo verdetto per questi reati: sette anni e due mesi per uno e quattro anni e otto mesi per l’altro e, forse, questa ammissione di colpa e, contestualmente, di responsabilità per il ritrovamento dell’opera, potrebbe essere stata una manovra per carpire la benevolenza della corte. In primo grado, la condanna ammontava, rispettivamente, a 14 anni e a 8 anni e 8 mesi. I due sono stati ascoltati dagli inquirenti ma sull’esito dell’interrogatorio c’è il segreto istruttorio, hanno spiegato il questore di Piacenza Pietro Ostuni e il comandante del reparto operativo, Marco Iannucci. La loro confessione sul furto del quadro di Klimt è al vaglio degli inquirenti.
Intanto, è emerso un altro particolare, in questa intricatissima vicenda. «Per favorire il ritrovamento del quadro, forse finito in Spagna, nel 2015 il nostro istituto versò una somma», ha affermato il presidente esecutivo della Banca di Piacenza, Corrado Sforza Fogliani. Sarebbero circa 35mila euro e effettivamente non si può escludere che tale somma abbia messo in moto i meccanismi per il recupero. Ma di che tipo di versamenti stiamo parlando? E a favore di chi? Insomma, la vicenda è tutt’altro che chiusa.
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