Alla fine, anche Vittorio Sgarbi può tirare un sospiro di sollievo: «Il fatto non costituisce reato». La procura di Roma ha infatti disposto il non luogo a procedere per il critico d’arte, accusato nel novembre del 2018 di avere certificato come autentici alcuni lavori riconducibili all’artista Gino de Dominicis. Nel mirino degli inquirenti, una serie di opere ritenute dei falsi dal Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico dei Carabinieri. Associazione a delinquere, contraffazione di opere d’arte e ricettazione, le accuse mosse dalla Procura a 23 persone. Prosciolto anche Duccio Trombadori, tra i fondatori dell’Associazione Gino De Dominicis, costituita nei primi mesi del 1999 insieme a Italo Tomassoni e con le eredi Gabriella Lazzarini e Paola Damiani, cui si aggiunsero successivamente Maurizio Calvesi, Alberto Boatto, Renato Barilli, Lucrezia De Domizio Durini, Francesco Villari e lo stesso Vittorio Sgarbi. Contestualmente, il gup di Roma, Angela Gerardi, ha rinviato a giudizio 19 persone.
Nel corso dell’indagine del 2018, nell’anno in cui si celebrava il ventennale sella scomparsa dell’artista, furono sequestrate 250 opere, alcune già acquistate da collezionisti e altre ancora da vendere, per un valore di 30 milioni di euro, corredate da certificazioni di autenticità ma ritenute false dai Carabinieri. Durante le perquisizioni fu individuato anche il locale adibito a laboratorio, dove vennero ritrovati diversi lavori apparentemente riconducibili a De Dominicis, con tutto il materiale idoneo alla produzione di opere d’arte contraffatta, con la relativa documentazione. Il reato contestato a Sgarbi, in particolare, era la violazione dell’articolo 178 del Codice dei Beni Culturali, decreto legislativo 2004, che punisce chi, conoscendone la falsità, autentica opere od oggetti contraffatti, alterati o riprodotti.
Le indagini scaturirono dalla contrapposizione tra le due associazioni dedicate allo stesso artista, nate nel 2011 in seguito alla scissione dell’Associazione Gino De Dominicis, a causa della diffida di Paola Damiani a pubblicare circa sessanta opere di De Dominicis, provenienti dalla collezione di Luigi Koelliker e ritenute dei falsi, sul catalogo della mostra “Gino De Dominicis. Teoremi figurativi” presso la Ca’ d’Oro di Venezia, curata da Vittorio Sgarbi. Nel catalogo ragionato ne erano documentato 632, mentre secondo alcune stime l’artista in tutta la sua vita non avrebbe prodotto più di 800/850 opere. In ogni caso, fu a seguito di quell’episodio che avvenne la scissione tra l’Associazione Archivio De Dominicis, con sede a Foligno, e la Fondazione Archivio De Dominicis, con sede a Roma. Nella struttura di questa seconda fondazione «Sono presenti numerosi soggetti indagati nel procedimento», aggiungeva il giudice.
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