Phoebe Plummer e Anna Holland di Just Stop Oil in azione
Il collettivo internazionale per l’ambiente Just Stop Oil ha dichiarato che sospenderà le sue azioni di protesta contro l’inquinamento e il cambiamento climatico. Ma si tratta solo di una pausa di circa un mese: se non riceveranno riposte concrete da parte della politica, gli attivisti riprenderanno la loro campagna di resistenza civile, intensificando le manifestazioni. E considerando l’escalation degli ultimi mesi, chissà cosa potrà succedere.
Se ci eravamo ormai quasi abituati alle manifestazioni tutto sommato tranquille dei Fridays for Future di Greta Thunberg, di certo hanno scioccato l’attenzione pubblica le proteste di Just Stop Oil e dei tanti altri gruppi che compongono questa rete, diffusa a livello internazionale e molto attiva sul territorio almeno tra Gran Bretagna, Germania e Italia. Gli attivisti sono stati protagonisti di azioni di resistenza passiva bloccando interi tratti stradali e autostradali, spesso scontrandosi duramente con gli automobilisti. Ma le performance nei musei sono state quelle più discusse, dagli incatenamenti ai lanci di commestibili, come zuppa di pomodoro e purè di patate sui vetri di protezione di opere di Van Gogh e Monet in alcuni dei musei più importanti del mondo (della storia recente delle proteste ambientaliste nei musei ne scrivevamo più approfonditamente qui).
Martedì il gruppo ha dichiarato: «Da oggi Just Stop Oil metterà in pausa la sua campagna di resistenza civile», hanno dichiarato. «Stiamo dando tempo al governo di considerare le proprie responsabilità nei confronti di questo Paese in questo momento», continuano, riferendosi nello specifico al governo britannico. «Se, come purtroppo prevediamo, non riceveremo risposta dai ministri alla nostra richiesta entro venerdì, 4 novembre, intensificheremo le nostre azioni contro questo governo traditore. La nostra azione sarà proporzionata al compito di fermare il crimine contro l’umanità che è il petrolio e il gas».
L’annuncio è stato diramato poche ore dopo il tentativo di scalare i cancelli di Downing Street, casa del Primo Ministro inglese Rishi Sunak, peraltro recentemente insediatosi. La richiesta era introdurre tasse più severe per le aziende energetiche. Circa 22 attivisti hanno provato a introdursi nella proprietà, con altri che bloccavano l’ingresso di via Whitehall, sedendosi sulla strada. Alcuni attivisti hanno incollato le mani sull’asfalto. Gli agenti di polizia hanno dovuto allontanare i manifestanti con la forza, trascinandoli via dalla. Il gruppo stima che nei suoi 32 giorni di azione continua a ottobre, siano stati effettuati circa 678 arresti. E sono numeri che dovrebbero dire qualcosa sulle potenzialità di azione di un movimento simile.
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