Categorie: Attualità

Israele risponde alla Biennale: «Boicottaggio» dopo l’esclusione dai premi

di - 28 Aprile 2026

Dopo la presa di posizione della giuria della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, che ha annunciato l’esclusione dai premi per i Paesi i cui leader sono incriminati dalla Corte Penale Internazionale, è arrivata la risposta ufficiale del governo di Israele, che ha definito la decisione «Un boicottaggio», accusando gli stessi giurati di aver politicizzato l’evento. Il Ministero degli Esteri israeliano, intervenuto pubblicamente con una dichiarazione diffusa sui social, ha parlato di una «Contaminazione del mondo dell’arte», sostenendo che la giuria avrebbe trasformato la Biennale «da uno spazio artistico aperto di idee libere e illimitate in uno show di indottrinamento politico anti-israeliano».

A queste parole si aggiunge la reazione dell’artista scelto per rappresentare Israele, Belu-Simion Fainaru, che ha criticato apertamente la decisione dei giurati. Secondo Fainaru, la scelta creerebbe «Un ambiente ostile e degradante» e imporrebbe «Una condizione di disuguaglianza» esclusivamente al partecipante israeliano, oltrepassando il mandato stesso della giuria. L’artista ha inoltre evidenziato come altri Stati coinvolti in violazioni gravi non siano stati oggetto della stessa esclusione, mettendo in discussione la coerenza del criterio adottato.

La giuria – presieduta da Solange Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi – ha dichiarato di non voler prendere in considerazione, ai fini dei premi, i padiglioni di quei Paesi i cui leader risultano incriminati dalla Corte Penale Internazionale. Una posizione motivata come «Difesa dei diritti umani» e allineata alla visione curatoriale di Koyo Kouoh per la mostra In Minor Keys.

Il riferimento è diretto ai mandati di arresto emessi nei confronti di Benjamin Netanyahu nel 2024, per i crimini di guerra perpetrati dall’esercito israeliano a Gaza, e di Vladimir Putin nel 2023, per l’invasione dell’Ucraina. Da qui la decisione di escludere Israele e Russia dalla competizione per i Leoni, pur mantenendone la presenza espositiva.

Una distinzione che rimane un nodo. La Biennale ha infatti ribadito, attraverso il proprio ufficio stampa, l’impossibilità di escludere Paesi riconosciuti dallo Stato italiano, riaffermando il rifiuto di «Qualsiasi forma di censura o esclusione dell’arte e della cultura». Allo stesso tempo, ha sottolineato l’autonomia della giuria, prendendo le distanze dalla dichiarazione e definendola una libera espressione dei suoi membri. Nelle scorse settimane, lettere aperte firmate da artisti e operatori del settore, tra cui anche diversi partecipanti alla Biennale, avevano chiesto l’esclusione dei Padiglioni di Israele, Russia e Stati Uniti, mentre alcune posizioni governative europee avevano espresso riserve sulla presenza russa, minacciando sanzioni alla manifestazione e il ritiro di fondi.

La decisione tuttavia non è bastata al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha scelto di esprimere il proprio dissenso nei confronti della gestione del Presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco – almeno per quanto riguarda la presenza della Russia – non partecipando alle giornate di pre-apertura, dal 5 all’8 maggio, né alla cerimonia di inaugurazione, prevista il 9 maggio.

La frattura è sempre più evidente tra livelli diversi: quello istituzionale, che ha garantito la partecipazione in nome di un principio di imparzialità, quello curatoriale e critico, che è intervenuto sul piano simbolico, escludendo i Padiglioni “opachi” dal riconoscimento ufficiale, e quello politico che, esercitando una pressione crescente sulla manifestazione, sta finendo per sublimare in questo ambito le proprie tensioni. La divergenza tra principio di autonomia artistica e responsabilità etica delle istituzioni culturali è destinata a rimanere aperta.

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