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L’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi apre al pubblico con l’arte contemporanea

di - 8 Ottobre 2021

Negli ultimi anni, il planisfero dell’arte si è arricchito di diversi punti di interesse, diffusi in ogni parte del mondo ma uniti da un’unica linea culturale. Gli ICC – Istituti Italiani di Cultura stanno contribuendo concretamente alla diffusione dell’arte, della cultura e della lingua italiana, attraverso una serie di progetti di varia natura, tra talk, presentazioni, mostre e installazioni dedicati non solo ai grandi maestri ma anche ad artisti emergenti. E in questa cartografia ramificata, composta da più di 80 centri in tutto il mondo, si è aggiunto una nuova tappa: inaugurato lo scorso anno, ha aperto infatti al pubblico dal 6 ottobre l’ICC – Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi, primo e unico polo culturale italiano nella Regione del Golfo.

L’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi apre le sue porte

Situato nell’area di Al Bateen, uno dei quartieri più importanti e caratterizzati di Abu Dhabi, sede dei principali porti di pesca ma anche di ville e palazzi facoltosi, oltre che di gallerie d’arte, l’Istituto Italiano di Cultura, un edificio di tre piani e con uno spazio polifunzionale, ospiterà eventi educativi e culturali nel campo dell’arte, della musica, della letteratura e di carattere accademico, per costruire un ponte culturale tra il nostro Paese e gli Emirati Arabi Uniti.

«Il rafforzamento dei legami economici e culturali tra l’Italia e gli Emirati Arabi Uniti è il nostro obiettivo principale», ha dichiarato Nicola Lener, Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti. «In effetti, abbiamo avuto scambi in vari campi sin dagli anni ’60. Siamo entusiasti all’idea di condividere il nostro patrimonio attraverso una piattaforma culturale, e la creazione dell’Istituto Italiano di Cultura si pone a testimonianza di come il paese si faccia portavoce del valore della tolleranza – abbracciando le diverse culture che compongono il tessuto sociale degli Emirati Arabi Uniti». Estendendo il ruolo di Ambasciate e Consolati, gli Istituti Italiani di Cultura sono uno strumento «Per promuovere l’immagine mondiale dell’Italia come centro di produzione, conservazione e diffusione della cultura», si legge nella mission degli Istituti.

A dirigere l’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhabi è Ida Zilio-Grandi, docente di Islamologia, Lingua araba e Relazioni e politiche internazionali all’università Ca’ Foscari Venezia. «Con l’apertura dell’Istituto, avviamo anche una cultura della condivisione con la speranza di avvicinare i diversi membri di una società multiculturale, multietnica e poliglotta. Per fare ciò, la comprensione è fondamentale perché vogliamo che si sviluppi una connessione significativa tra i componenti della società», ha commentato Zilio-Grandi, che è stata nominata nel suo ruolo già nel 2019. «L’Istituto è una piattaforma per mostrare il legame tra italiani e arabi, e il modo in cui la nostra ricca storia ci colleghi entrambi. Quale modo migliore per comprendere la cultura degli altri se non attraverso le arti?».

La mostra di Fabrizio Plessi

E in particolare quella contemporanea. Ad accogliere il pubblico per la prima mostra, infatti, sono le opere di Fabrizio Plessi, tra i pionieri della Videoarte. Nato a Reggio Emilia, il 3 aprile 1940, Plessi ha incentrato la sua ricerca, in particolare, sulla rappresentazione dell’acqua e del fuoco, elementi che, sotto diverse forme, ritornano nelle sue opere. Nel 2000 ha realizzato una monumentale installazione, una cascata “visiva” alta 44 metri in continuo fluire, per il padiglione italiano all’Expo di Hannover. Nel 2011 ha curato il Padiglione Venezia per la 54ma Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia.

Per la mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Abu Dhai, Plessi presenta cinque installazioni video su schermi TV indipendenti, che presentano l’acqua come elemento vitale. «Trasmettendo un messaggio di speranza e felicità, l’artista descrive il flusso continuo della vita attraverso l’elemento acquatico nonostante conflitti e interruzioni», spiegano gli organizzatori. «Spingendo i confini tra arte e scienza attraverso l’arte digitale, Plessi cerca di umanizzare la tecnologia trovando un equilibrio tra la coscienza storica dell’uomo e le nuove tecnologie che occupano un posto sempre più importante nella nostra vita quotidiana».

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