Fridericianum
È ufficiale: la mostra dedicata a Marisa Merz prevista al Fridericianum di Kassel, in Germania, per questo autunno, non si farà. A deciderlo è stata la figlia dell’artista, Beatrice Merz, che ha ritirato il progetto in aperto dissenso con il nuovo codice di condotta adottato da Documenta, nonostante la mostra figurasse regolarmente nel calendario ufficiale del museo fino allo scorso dicembre.
Alla base della decisione c’è l’adozione, da parte di Documenta, della definizione di antisemitismo proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Si tratta però, secondo molti, di una definizione alquanto controversa poiché include come esempi di espressioni discriminatorie anche alcune forme di critica allo Stato di Israele o al sionismo.
Ma Beatrice Merz —presidente della Fondazione Merz oltre che figlia dell’artista— ha dichiarato di non riconoscersi in questo orientamento e di aver per questo interrotto la collaborazione con il museo tedesco. Come ha spiegato, le scelte del Fridericianum non riflettano la sua visione e i suoi principi. Secondo la Merz, infatti, sarebbe stato piuttosto preferibile adottare la Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo, considerata più rigorosa dal punto di vista giuridico e più cauta nel distinguere identità, religione e critica politica.
Il timore, condiviso ormai da numerosi operatori culturali, è che la definizione dell’IHRA possa facilmente trasformarsi in uno strumento di controllo dei contenuti, più che di tutela delle persone e che la prevenzione dell’odio venga usata come lente ideologica, con il rischio di produrre una cultura timorosa e politicamente sorvegliata.
Andreas Hoffmann, amministratore delegato di Documenta e del Fridericianum, ha risposto all’accaduto spiegando che il codice di condotta è formalmente vincolante solo per i dipendenti e non per i curatori o gli artisti. Tuttavia, nella stessa dichiarazione ha anche sottolineato che l’istituzione si riserva il diritto di “commentare” e contestualizzare opere ritenute incompatibili con i principi del codice.
Ma il nuovo codice di condotta e il conseguente annullamento della mostra su Marisa Merz si inseriscono in un dibattito già in corso. La grande rassegna di Kassel ha affrontato infatti, negli ultimi anni, accuse e controversie legate a questioni di contenuto politico e all’interpretazione del discorso pubblico nelle mostre collettive.
Dopo lo scandalo del 2022 – innescato dalla presenza di immagini reputate da alcuni come antisemite nell’opera del collettivo Taring Padi – Documenta ha avviato una profonda “ristrutturazione morale”: nuove linee guida, nuovi protocolli, nuovi comitati di supervisione. Ufficialmente, per impedire che simili episodi si ripetano, ma nella pratica, secondo molte voci critiche, ciò si tradurrebbe in un forte ridimensionamento delo spazio politico dell’arte.
Il risultato è un sistema che, nel tentativo di prevenire l’antisemitismo, sembra aver istituito una forma di sorveglianza preventiva sui contenuti, in particolare quando inerenti a Palestina e Israele. Il pericolo è perciò che la legittima condanna dell’odio antisemita venga trasformata in una neutralizzazione sistematica di ogni discorso critico sul sionismo o sulle politiche israeliane.
Una delle piazze più scenografiche del mondo si trasforma in un cinema a cielo aperto per l'intera estate: dal 15…
Con Future Paradise Gardens, la decima edizione della Biennale Gherdëina mette in dialogo arte contemporanea, memoria del territorio e immaginazione…
Al Padiglione Esprit Nouveau di Bologna, nell'ambito di "PLAY – Festival del Gioco" e della rassegna "CLOSER – Becoming the…
Il nuovo spazio di Mira, in provincia di Venezia, dedicato ad arte contemporanea e residenze, inaugura con una mostra che…
Un viaggio che ripercorre la nascita e l’evoluzione di una delle istituzioni museali più significative del panorama italiano, votata al…
Salento Book Festival: prende il via la sedicesima edizione della rassegna itinerante che porterà alcuni dei protagonisti della cultura italiana…