È morto, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre, Cesare Manzo, storico gallerista di Pescara, animatore culturale della città abruzzese e non solo, personaggio notissimo nel mondo dell’arte. Manzo aveva 72 anni e da qualche tempo era ricoverato in una clinica, per gravi problemi di salute. Ideatore del notissimo progetto espositivo Fuori Uso, portò a Pescara artisti come Andy Warhol, Alighiero Boetti, Sandro Chia, Man Ray, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio, oltre che curatori come Achille Bonito Oliva, Mario Codognato e Nicolas Borriaud. Per un certo periodo, come assistente di galleria chiamò Andrea Pazienza, del quale promosse anche la prima mostra, quando il geniale artista e fumettista aveva solo 17 anni.
Nato il 3 novembre del 1946, Cesare Manzo aprì la sua prima galleria da giovanissimo a 22 anni, in via Ravenna, in un’epoca, quella degli anni Settanta, vitalissima nell’ambito della sperimentazione artistica. Figlio di giornalai, continuò il lavoro di famiglia anche in quel periodo, riuscendo però a portare avanti l’attività espositiva con intensità, passione e acume. «Ogni sera a casa mia venivano a cena artisti e architetti, impazzivano per le mie pennette all’arrabbiata. Mi ritiravo presto perché dovevo alzarmi alle 2 di notte per andare a portare le copie fresche di stampa nei paesi di montagna, e quando mi svegliavo li trovavo ancora in salotto che chiacchieravano e sgranocchiavano il pecorino che prendevo a Palena e Colle di Macine da due pastori cui regalavo le copie del Manifesto e di Paese sera», raccontava Manzo.
Dal 1990 al 2006, promosse Fuori uso, ambizioso progetto espositivo che si proponeva di rifunzionalizzare spazi abbandonati, come scuole e fabbriche dismesse, dall’Aurum all’ex Cofa, dall’ex Gaslini all’ex Ferrotel, passando per la Stella Maris. Tanti gli artisti invitati a esporre: Joseph Kosuth, Mimmo Paladino, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Richard Long, Maurizio Cattelan e Vanessa Beecroft, tra i molti altri. «In realtà la prima edizione si fece nel 1988 a Ortona, a palazzo Farnese, ma poi litigai con l’amministrazione e la cosa finì lì. Nel ’90 passai davanti all’Aurum, che era in abbandono, e pensai di riprendere il discorso. L’anno successivo ci spostammo all’ex Di Marzio e venne anche Achille Bonito Oliva. Ci fu la protesta di alcuni cittadini per farci chiudere e il Comune sembrava intenzionato a stoppare tutto, così andai dal sindaco Pino Ciccantelli con Bonito Oliva che gli disse: domani ho un’intervista con la Rai, se ci cacciate vi sputtano in tutta Italia. La manifestazione andò avanti. È stata una bella avventura ma è finita perché la politica ha paura di noi», spiegava Manzo, commentando le varie fasi del progetto, che arrivò anche a L’Aquila. Nel 2012 si svolse una nuova edizione, nel cantiere InOpera ma galleria chiuse nel 2014, oppressa da una crisi economica e dai debiti.
Ad aprile, Manzo fu condannato dal tribunale di Pescara per «riprodotto, contraffatto e posto in vendita alcune opere» di Pistoletto.
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