Patrick Tourneboeuf, Palazzo Vendramin Grimani, 2021, courtesy l'artista e Fondazione dell'Albero d'Oro
Si scaldano i motori, a Venezia, in attesa di un mondo un po’ più simile a come lo avevamo conosciuto fino ad un anno fa. Uno dei gioielli nascosti della città lagunare sta infatti per essere restituito al pubblico dopo i due anni di restauri finanziati e voluti dalla neonata Fondazione dell’Albero d’Oro, il cui nome è un omaggio esplicito al ramo dell’Albero d’Oro, appunto, dell’importante famiglia Grimani.
La storia del palazzo cinquecentesco porta con sé la memoria di quel doge, Pietro Grimani, che nel Settecento ne fece un cenacolo illuminista, luogo di cultura che spaziava dall’architettura alla poesia, dalle scienze alla filosofia. Proprio questo ramo della famiglia, del resto, spiccava per la sua nomea: raffinati collezionisti, importanti committenti, mecenati.
Il board della Fondazione è di altissimo profilo. Presidente: Gilles Étrillard, fondatore di uno dei principali gruppi finanziari indipendenti europei. Il Consiglio di Amministrazione è composto da Béatrice de Reyniès, esperta dello sviluppo e nell’animazione di siti culturali e turistici in tutto il mondo; Daniela Ferretti, architetto, già direttrice del Museo Fortuny di Venezia dal 2007 al 2019; Jean-François Dubos, Presidente della JFD Associates, Presidente della MEP – Maison Européenne de photographie di Parigi e segretario generale del Festival d’Aiz-en-Provence; Stéphane Bouvier, avvocato da oltre vent’anni nel no profit.
Un gruppo di tutto rispetto, per prendere in mano uno spazio che si prefigge numerosi obiettivi, primo di tutti quello di non essere un semplice museo, piuttosto un luogo di cultura, di ricerca, di studio e di incontro, in cui poter sviluppare progettualità complesse e far rivivere quelle pratiche di collezionismo e committenza artistica che avevano caratterizzato la storia stessa del palazzo.
La riapertura, prevista per il 24 maggio con visite guidate gratuite su prenotazione fino al 6 giugno, per poi continuare a biglietto, sempre su prenotazione, proporrà una collezione che spazierà dall’arte antica al contemporaneo, recuperando parte del patrimonio stesso della famiglia e contaminandolo con ingressi significativi e accuratamente studiati, per rileggere quella propensione all’arte segnata dai Grimani dell’Albero d’Oro.
Tra i dipinti appartenuti alla famiglia saranno visibili il Ritratto di Andrea Contarini di Domenico Tintoretto, Imeneo di Sebastiano Ricci e il Ritratto di Maria Dolfin di Francesco Montemezzano. Oltre ad arazzi, arredi e oggetti antichi coerenti con le epoche attraversate dalla dimora storica, saranno visibili anche opere contemporanee come gli acquerelli di Yvan Salomone e le fotografie dell’artista Patrick Tourneboeuf, che rappresentano anche la prima commissione della Fondazione, un lavoro che accompagna e documenta, con occhio da artista, proprio la trasformazione del palazzo negli ultimi due anni di interventi. Lo stesso androne ospiterà il progetto fotografico di Ugo Carmeni, realizzato nel periodo del restauro e focalizzato sulla restituzione di alcuni dettagli della facciata cinquecentesca.
La programmazione, che si dipanerà a partire dal prossimo 24 maggio, si propone di essere internazionale, aperta alle contaminazioni ma soprattutto articolata nel suo voler diventare un nuovo riferimento per la cultura veneziana. La città ha bisogno di luoghi vivi, che ne ribadiscano il valore e la potenzialità appunto per il suo essere cenacolo di vicende significative, capaci di aprire squarci su una storia che diventa in un istante europea e mondiale, proprio per l’attitudine allo scambio che l’ha sempre caratterizzata. Borse di studio, premi e progetti multidisciplinari, residenze, workshop, incontri, concerti e mostre saranno rese possibili e potenziate anche dalla foresteria con aree di lavoro, collocata al terzo piano del palazzo.
Un inizio denso di stimoli e promesse, che come veneziani non vediamo l’ora di veder partire.
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