Il Castello di Gaziantep, in Turchia, prima del terremoto
Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio, una serie di scosse di terremoto ha colpito la Turchia meridionale, al confine con la Siria. Al momento, secondo i primi bilanci, le vittime tra i due Paesi sarebbero tra le 700 e le 800 ma il bilancio potrebbe aumentare nelle prossime ore. I soccorsi sono al lavoro già da diverse ore per soccorrere le persone intrappolate tra le macerie dei numerosi edifici crollati.
La prima scossa è stata registrata alle 03:17 ora locale, le 02:17 in Italia, poco distante dal confine con la Siria, nella provincia a maggioranza curda di Gaziantep, a poco più di 20 chilometri dal capoluogo e 16 dalla cittadina di Nurdağı. Colpite anche le province di Malatya e Diyarbakir. E sono almeno otto le scosse di forte entità registrate dall’INGV: dopo la prima ne sono state avvertite altre sette, tutte comprese tra magnitudo 4,7 e magnitudo 5,6.
A seguito del terremoto, l’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha diramato un’allerta tsunami anche in Italia, con particolare attenzione per la Sicilia, poi fortunatamente attenuato. A scopo cautelativo, la circolazione dei treni, per le prime ore della mattinata, è stata sospesa in Sicilia, Calabria e Puglia e, attualmente, è ritornata regolare.
Oltre alle abitazioni, a essere colpiti anche numerosi edifici storici, come la Chiesa dell’Annunciazione di Iskenderun, cattedrale cattolica risalente al XIX secolo, in gran parte distrutta. Raso al suolo anche il castello in pietra di Gaziantep, in Turchia, nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Edificato dai crociati cristiani intorno al II secolo d.C. e, dal 1940, sede di un museo di storia militare.
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