Categorie: Attualità

Una scritta oscena sul mazzo di tulipani donato da Jeff Koons a Parigi

di - 12 Novembre 2019

Chi credeva che la querelle sui Tulips donati da Jeff Koons a Parigi fosse ormai chiusa, aveva sottovalutato l’ostinazione dei francesi. Il grande monumento alle vittime degli attentati del novembre 2015, installato dopo una lunga discussione nei giardini di fronte al Petit Palais, è stato vandalizzato pochi giorni fa con una scritta oscena: «11 buchi di c…». I puntini sono i nostri. Ma la citazione è d’autore, visto che, a pochi giorni dalla presentazione ufficiale dell’opera a Parigi, agli inizi di ottobre, fu il filosofo Yves Michaud a etichettare i tulipani di Koons come «11 ani colorati montati su steli».

L’affaire dei Tulipani di Koons a Parigi

La scoperta risale a giovedì scorso, quando, intorno alle 16.30, alcuni agenti di polizia hanno notato la presenza della frase, vergata in rosso scintillante sulla targa in ottone sul basamento del mazzo di fiori. Ma Jérôme de Noirmont, direttore della compagnia che ha prodotto la scultura di Jeff Koons, ha dichiarato di aver notato il segno già dalla mattina e subito avvisò i funzionari della città. Jeanne d’Hauteserre, amministratrice dell’ottava circoscrizione, si è dichiarata scioccata dall’incidente, che ha descritto come volgare: «ci piaccia o meno questa scultura contemporanea, non si può degradare un’opera pubblica, peraltro donata dagli Stati Uniti».

D’Hauteserre ha poi citato un altro caso simile, quando nell’ottobre del 2014, l’albero gonfiabile di un altro americano, Paul McCarthy, installato a place Vendôme, venne forato. Anche in quel caso, i riferimenti corporali si sprecarono, paragonando l’albero a un sex toy (all’epoca dei fatti, ne scrivevamo qui). Evidentemente ai pur progressisti parigini certe allusioni e corrispondenze – Baudelaire, perdonaci – non piacciono affatto.

Paul McCarthy, Tree, 2014

Tornando ai Tulips di Jeff Koons, una squadra di pulizia è intervenuta immediatamente sul posto per rimuovere la scritta. Le autorità hanno avviato subito un’indagine sul graffito e gli inquirenti stanno passando in rassegna i profili dei più accesi avversari dell’opera, che fu contestata da molti intellettuali e personalità della cultura francesi ma il vandalo non è stato ancora identificato. Dunque, l’hanno presa sul serio ma è stato lo stesso de Noirmont a minimizzare l’accaduto: «credo che la stampa francese abbia esagerato, a definirlo un atto vandalico». Insomma, i Tulips non sfioriranno certo per una scritta di 15 centimetri. Che poi l’illustre paragone anatomico potrebbe addirittura essere stato apprezzato da Koons, soprattutto considerando certi suoi ben noti atteggiamenti.

Jeff Koons, Made in Heaven, 1989

Le critiche ai Tulips e al paesaggio urbano

Bisogna però dire che la critica di Michaud, che è stato anche direttore della École nationale supérieure des Beaux-Art, dal 1989 al 1997, andava anche oltre l’argomento dell’opera di Koons. Nel suo articolo, il filosofo richiamava l’attenzione «sull’irresponsabile massacro del paesaggio urbano parigini da parte delle autorità, sia che si tratti del Comune che del Ministero della Cultura».

Una questione che riguarda non solo la capitale francese ma molte grandi città europee che, in questi ultimi anni, stanno vivendo dei cambiamenti cruciali nella loro topografia, insieme alle comunità che le abitano.

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