Categorie: Attualità

Un’opera di Ai Weiwei in frantumi all’inaugurazione della mostra di Bologna: provocazione o vandalismo?

di - 21 Settembre 2024

Vaclav Pisvejc l’ha fatto ancora: dopo essersi arrampicato su una statua a Palazzo Vecchio e aver aggredito fisicamente Marina Abramovic, questa volta ha distrutto un’opera di Ai Weiwei, esposta negli spazi di Palazzo Fava, a Bologna, in occasione della mostra dedicata all’artista cinese. Durante l’inaugurazione, Pisvejc, che oltre a essere un provocatore è anche un artista, è salito sul basamento di una fragile scultura di porcellana, Porcelaine Cube, e l’ha fracassata, agitandone anche i frammenti in direzione del pubblico. L’opera, un cubo vuoto di circa un metro per lato, si trovava al primo piano, proprio all’ingresso. L’uomo, nato a Praga nel 1967, è stato bloccato dalla sicurezza e quindi è stato consegnato alla polizia, che l’ha trattenuto. «Non lo conosco, non l’ho mai visto prima, ma spero che non si sia fatto male coi pezzi di porcellana», ha dichiarato Ai Weiwei.

Ora dovrà rispondere delle accuse di «Distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici». E non varrà a nulla, a sua discolpa, la citazione di Dropping a hung dinasty urn, una delle opere più potenti di Ai Weiwei, risalente al 1995, in cui l’artista cinese documenta l’atto di distruzione di una antica urna della dinastia Han. Peraltro non è la prima volta che qualcuno rompe i vasi di Ai Weiwei.  Nel 2014, al Perez Art Museum di Miami, fu un artista dominicano, Maximo Caminero, a mandare in frantumi uno dei Colored Vases, i vasi millenari della dinastia Han che Weiwei ricolora per trasformali in opere contemporanee.

Da parte, sua Pisvejc può vantare una lunga tradizione di azioni di disturbo ai danni dei più grandi artisti attualmente in circolazione. Si arrampicò completamente nudo sulla statua dell’Ercole e Caco in piazza della Signoria, a Firenze, vestito solo di una scritta nera: “censored”. Nel 2022 dipinse con i colori della banidera ucraina il leone rampante dell’artista Francesco Vezzoli, sempre a Firenze. Nello stesso anno appiccò un in incendio al drappo nero che copriva il David, apposto dalle autorità cittadine in segno di lutto per la guerra in Ucraina. Nel 2018 ruppe un ritratto di Marina Abramovic sulla testa della stessa artista, intervenuta per l’inaugurazione della sua mostra a Palazzo Strozzi.

Intitolata Ai Weiwei. Who am I?, promossa da Fondazione Carisbo e prodotta da Opera Laboratori in collaborazione con Galleria Continua, l’esposizione è curata da Arturo Galansino. Ispirata da una conversazione tra l’artista e l’intelligenza artificiale, la mostra a Palazzo Fava si focalizza, in particolare, sulla tensione tra tradizione e sperimentazione, costante della lunga ricerca dell’artista dissidente.

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