Categorie: Beni culturali

La cultura favorisce la sostenibilità ambientale? Uno studio lo rivela

di - 7 Dicembre 2022

Cultura, impresa, sostenibilità, un dialogo a tre voci diventato sempre più d’attualità ma tutt’altro che scontato. Ad analizzarne le diramazioni e le criticità, oltre che a prospettarne le possibilità di sviluppo, il XIII Rapporto Civita, stilato dall’omonima associazione, nata per recuperare l’antico borgo di Civita di Bagnoregio e che, nel corso degli anni, ha ampliato il proprio campo d’azione per valorizzare il patrimonio culturale e ambientale del nostro Paese. Realizzato con il sostegno di IGT, il XIII Rapporto è stato presentato il 6 dicembre a Napoli, presso la sede delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo (che attualmente ospita una mostra di Artemisia Gentileschi).

Il legame tra cultura e sostenibilità è affrontato secondo due direttive principali, come spiegato da Civita, «Da un lato si analizza il ruolo che la cultura gioca all’interno delle pratiche di sostenibilità integrale delle aziende; nella seconda parte, sviluppata in collaborazione con ICOM Italia (la sezione italiana dell’associazione internazionale che riunisce i musei più importanti al mondo, ndr), ci si sofferma sul contributo offerto dai musei per la diffusione su larga scala di una cultura della sostenibilità soprattutto ambientale». Dunque, al di là delle tristemente note – ma anche occulte – pratiche di greenwashing e artwashing, la cultura da interpretare come tramite virtuoso per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, un argomento di massima urgenza, come dimostrato anche dalle sempre più numerose manifestazioni ambientaliste nei musei di tutto il mondo.

Le attività delle imprese e i goals delle Nazioni Unite

Per conoscere le direttrici delle strategie di sostenibilità implementate da realtà imprenditoriali di diversi settori produttivi, Civita ha sottoposto una prima survey, nel corso del 2021, alle imprese appartenenti alla propria compagine associativa. La seconda è stata realizzata nei primi mesi del 2022, in collaborazione con Nativa, su un campione di B-Corp e Società Benefit. A queste imprese è stato sottoposto un questionario online appositamente elaborato per rilevare le aree di azione cui fanno capo le pratiche di sostenibilità “extra-ambientale” delle aziende. Le iniziative realizzate negli ultimi anni si concentrano prevalentemente in area sociale (93%), seguita dalla formazione (84%) e dalla cultura (79%).

Per quanto concerne l’adesione ai 17 SDGs dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sei sono gli Obiettivi che ottengono complessivamente oltre il 50% delle attribuzioni: Goal 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica: 71%; Goal 13 – Lotta contro il cambiamento climatico: 70%; Goal 12 – Consumo e produzione responsabili: 65%; Goal 9 – Imprese, innovazione e infrastrutture: 59%; Goal 4 – Istruzione di qualità: 55%; Goal 11 – Città e comunità sostenibili: 54%.

I risultati della sostenibilità

Rispetto ai criteri utilizzati dalle imprese per valutare l’efficacia delle iniziative facenti capo alla sostenibilità, la tendenza emergente è piuttosto netta: spicca il miglioramento d’immagine in termini di reputazione (67%), seguito dalla creazione o rafforzamento di contatti e relazioni anche sui territori (52%), dalla visibilità del brand o del prodotto (28%) e in misura residuale la variazione delle vendite (9%). Da non sottovalutare un 40% che dichiara di applicare criteri diversi, quali, ad esempio, indicatori GRI o altri KPI di performance, ratingESG o metriche di misurazione degli impatti su determinati stakeholder. Rispetto alle indagini realizzate in passato da Civita, si evince ora un’evoluzione nell’impegno delle aziende verso approcci più autenticamente responsabili e strategici.

L’importanza della progettualità

In termini di progettualità, le attività fanno capo principalmente a sei ambiti: supporto a musei, altre organizzazioni culturali e artistiche ed enti del terzo settore; iniziative a sostegno delle comunità locali e per l’inclusione sociale; progetti di sviluppo locale, riqualificazione territoriale e interventi di infrastrutturazione energetica o tecnologica; attività di divulgazione, particolarmente orientate alla cultura scientifica e tecnologica e alla sensibilizzazione di determinati target sui temi della sostenibilità, istituzione di premi; organizzazione di eventi culturali, festival, esposizioni, incontri e convegni; iniziative culturali, di formazione o sensibilizzazione rivolte ai dipendenti. Nell’80% dei casi si tratta di progetti e iniziative non realizzati in autonomia, ma in partnership con organizzazioni culturali, comunità locali ed enti del terzo settore.

Problematiche e prospettive

«Le problematiche sulle quali è indispensabile intervenire per potenziare e diffondere queste pratiche, sono di due ordini», si legge nel Rapporto: «difficoltà ad interpretare la cultura come terreno sul quale applicare metodologie di valutazione; maggior complessità che spesso le imprese rilevano nell’interazione con gli enti culturali, rispetto a stakeholder che operano, ad esempio, nel campo del sociale e o della formazione». Insomma, si deve lavorare sul “linguaggio”, sulle modalità di intendersi e di incontro.

«In prospettiva strategica, anche i musei e in generale le organizzazioni culturali devono abbandonare l’atteggiamento autoreferenziale e ripensare il proprio modello di sostenibilità, puntando energicamente a costruire o consolidare relazioni significative e durevoli con i potenziali stakeholder (incluse le imprese) e comunicare efficacemente all’esterno il valore culturale, sociale ed economico generato dalle proprie attività sulle comunità di riferimento». Come? Anche passando dalla vecchia logica del “mecenatismo” a quella del “partenariato attivo”, con le aziende da considerare non solo come soggetti cui chiedere sostegno economico, ma come realtà con cui co-progettare iniziative d’impatto culturale e sociale.

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