Il braccio di ferro per i Marmi del Partenone va avanti. Pochi giorni fa, il British Museum aveva confermato la possibilità di un accordo per un prestito di alcuni dei preziosissimi pezzi scultorei, prelevati da Lord Elgin dal tempio dell’Acropoli di Atene. E la risposta ufficiale della Grecia non si è fatta attendere. Il ministro della Cultura ha rilasciato una dichiarazione nella quale si afferma la strenua volontà di rinunciare a qualsiasi accordo che confermi le rivendicazioni inglesi sulla proprietà delle opere contese. In sostanza: nessun tipo di prestito, le opere devono ritornare nella piena disposizione dei “proprietari originali”, cioè la Grecia.
«Ribadiamo, ancora una volta, la ferma posizione del nostro Paese, che non riconosce la giurisdizione, il possesso e la proprietà delle sculture da parte del British Museum, in quanto sono il prodotto di un furto», ha affermato senza mezzi termini il Ministero della Cultura, attualmente retto da Konstantinos Tasoulas, al quotidiano Kathimerini, in risposta alle indiscrezioni che riportavamo qualche giorno fa, in merito ai «Colloqui in fase avanzata» tra il presidente del British Museum, George Osborne, e il Museo dell’Acropoli di Atene, per un accordo di prestito.
La dichiarazione del Ministero della Cultura greco, tuttavia, sembra smentire categoricamente la possibilità di qualsiasi accordo strutturato come un prestito. Insomma, i marmi del Partenone appartengono inequivocabilmente alla Grecia, che non si accontenta della “magnanimità” dell’ex Impero britannico, riconoscendo che qualsiasi concessione in questo senso rappresenterebbe una gravissima devianza, tanto storica quanto politica.
Nel testo diffuso dal Ministero, infatti, si fa riferimento anche a questioni interne: «Ci aspetteremmo che in questo sforzo nazionale si lasciassero da parte i calcoli dei piccoli partiti. Purtroppo non lo vediamo. Per alcuni, il primo obiettivo è logorare il governo, anche con le bugie, indipendentemente dal fatto che danneggino il Paese. Peccato».
Questa proposta di prestito servirebbe ad aggirare l’ambito legale che, pur affermando che il proprietario dei fregi è il British Museum, vieta loro di cederli. «Tuttavia, un tale accordo non risolverà il problema della proprietà, poiché la ferma posizione della parte greca è che le sculture appartengono alla Grecia e quindi il prestito non si può prendere in considerazione», conclude la lettera del Ministero.
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