È uno di quegli argomenti che, periodicamente, ritorna agli onori della cronaca d’arte ma la discussione sembra rimanere bloccata sempre sullo stesso punto. A ben vedere, però, negli ultimi anni il piano si è inclinato in un’altra e molto chiara direzione. I Marmi del Partenone solennemente esposti al British Museum potrebbero tornare in Grecia: questa volta a far sentire una voce è l’UNESCO che, attraverso il Comitato Intergovernativo per la Promozione della Restituzione dei Beni Culturali, riunitosi negli scorsi giorni a Parigi, ha emesso una raccomandazione sollecitando il museo londinese ad assecondare le pressanti richieste del Governo greco.
A riportare la notizia e a commentarla, il Ministro della Cultura greco, Lina Mendoni, che all’integrità dell’Acropoli di Atene ci tiene così tanto da aver concesso il beneplacito alla costruzione di una passerella di cemento armato che arriva direttamente in prossimità del Partenone. Per facilitare l’accesso ai visitatori con difficoltà motorie, dicevano. Ma la passerella è comoda per tutti i turisti, non sia mai che si stanchino troppo, lungo la salita che porta alla rocca più sacra del mondo occidentale. In un’intervista al Greek City Times, Mendoni ha dichiarato che la questione è «Di natura intergovernativa», in contrasto quindi con le affermazioni da parte britannica, che hanno sempre relegato la discussione a querelle tra musei.
Ma considerando l’impatto economico, sociale, visivo, simbolico dei Marmi, è evidente che l’argomento va anche oltre le schermaglie museali e, in effetti, l’ultimo no è venuto proprio dal Primo Ministro Boris Johnson, che condivide quindi la linea del direttore Hartwig Fischer, per il quale il furto sarebbe da considerare «un atto creativo» e che quindi il Museo di Londra è l’unico proprietario legale – ma forse intende burocratico – dei marmi. Di avviso diverso invece il leader del partito labourista, Jeremy Corbyn, che si è impegnato nel favorire la restituzione. Compito del Comitato dell’UNESCO è facilitare i negoziati bilaterali tra i Paesi per incoraggiare il ritorno e la restituzione dei beni culturali che potrebbero essere stati acquisiti con mezzi illeciti o durante i periodi di colonizzazione.
La storia è chiaramente molto complessa e va avanti da quando, nel 1812, Thomas Bruce, VII conte di Elgin, portò in Gran Bretagna le statue del Partenone, oltre ad altri elementi scultorei e architettonici dei Propilei e dell’Eretteo, dopo aver ottenuto un permesso molto controverso dal Visir dell’Impero Ottomano che, in quell’epoca, regnava in Grecia. In madrepatria le opinioni si divisero, alcuni sostenevano apertamente Elgin, mentre altri, tra i quali il poeta George Gordon Byron – che sarebbe morto per l’indipendenza della Grecia – già si schierarono a favore della restituzione. Ottenuta l’indipendenza dagli Ottomani, la Grecia iniziò un lungo lavoro di restauro sui propri monumenti, chiedendo la restituzione delle opere che, dopo un processo che vide assolvere Elgin da ogni accusa, furono acquistate dal governo britannico ed esposte nella Duveen Gallery del British Museum, dove tutt’ora si trovano. Dal 2014, l’UNESCO ha il mandato ufficiale di mediazione tra le parti.
Il British Museum non ne esce benissimo: nella sua relazione, la Commissione UNESCO ha citato le cattive condizioni in cui le sculture sono conservate. A causa di forti piogge, infatti, periodicamente l’acqua si infiltra dal tetto in vetro della Duveen Gallery e non è di certo uno spettacolo edificante vedere quelle sculture dal valore inestimabile sotto assedio dell’acqua piovana. Attualmente, le gallerie dei Marmi del Partenone sono chiuse al pubblico, anche a causa della pandemia, ma dovrebbero riaprire entro la fine dell’anno.
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.....il furto sarebbe da considerare «un atto creativo»? Boris Johnson , favorevole?
bene... finalmente Abolira' le carceri sostituite da "reali "programmi di riabilitazione ?
poi,.... non gli bastano i danni provocati con la Brexit!!!