La scultura donata da Giulio Turcato a Viareggio, "Oceaniche", installata in piazza e gettata in discarica. Foto pubblicate da Il Messaggero
Che fine ha fatto l’opera Oceaniche, donata nel 1990 da Giulio Turcato (1912, Mantova – Roma, 1995) al Comune di Viareggio, alta più di sei metri, installata fino a pochi giorni fa in Piazza Puccini e sparita durante lavori di riqualificazione della piazza?
La risposta arriva tra le polemiche. Il Comune di Viareggio, a specifica domanda, aveva risposto di averla rimossa per motivi di sicurezza ma, ben presto, sui social network sono apparse diverse immagini che documentano la presenza delle varie parti che componevano l’opera di Turcato, gettate tra erbacce e vari materiali di risulta, in un deposito gestito dalla società comunale che si occupa della gestione dei rifiuti urbani.
Il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, ha ribattuto, sempre via social, parlando di strumentalizzazione a fini politici e sottolineando che si tratta, in realtà, di un’operazione di restauro, perché le basi necessitavano di manutenzione. «A Viareggio non ci s’informa, si insinua, si asserisce, si afferma, anche se non si sa. La verità è sempre banale, a volte perfino scontata e ovvia: le famose “ Vele” di Turcato sono state tolte dalla nuova Piazza Puccini perchè i piedistalli avevano bisogno di manutenzione, erano corrosi e il vento poteva rendere pericolosa l’opera d’arte. Saranno sistemati, con tutti i crismi del caso e il tutto riprenderà nuova vita in un luogo più visibile, in maniera da farne risaltare ancora di più la colorata bellezza», ha commentato Del Ghingaro su Facebook.
Fosse anche vero, le condizioni di “conservazione” delle componenti dell’opera, in attesa di essere ricollocate, non sembrano di certo idonee e aprono qualche perplessità sulle motivazioni fornite dall’amministrazione.
L’opera donata da Turcato a Viareggio, città a cui fu molto legato e in cui è sepolto, fu pensata per Piazza Puccini e appartiene alla serie delle Oceaniche, la cui prima serie fu esposta dall’artista alla Biennale di Venezia del 1972.
Dopo le polemiche, Seven Star, stando a quanto riportato da Il Tirreno, si è offerta di finanziare il restauro dell’opera.
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