Dopo la mostra che a primavera ha occupato le sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma, continua qui a Bologna la riscoperta dell’idea del Bello. Protagonisti sono sempre i Carracci, gli artisti bolognesi che si
pongono sulla scia di Raffaello e rivisitano lo stile classico in modo rinnovato.
Attraversato l’imponente portone e salite le scale di Palazzo Magnani, veniamo introdotti in una elegante stanza che alle sue origini fungeva da salone da ballo. Una luce tenue illumina le opere. Al centro campeggiano i
disegni della Storia di Roma. Essi furono voluti da Lorenzo Magnani mentre gareggiava per uno scranno senatoriale. Le storie mitiche sono il principale
soggetto trattato dai Carracci, che, però, non preclude il forte legame col presente. Innanzi tutto emerge una significativa connessione con il contesto politico, con la curia ecclesiastica che in questo momento è all’apice del
suo potere. In secondo luogo, l’attuale prende vita per mezzo delle stesse tecniche di disegno.
Matita sanguigna, inchiostro o un monocromatico acquerello animano pose scultoree, volti dai lineamenti evidenti e concreti. Personaggi mitici, statue, maschere si rivestono di una sconcertante materialità. Un non so che di non finito, di incompleto, ma al tempo stesso troppo ricco di realtà. Non troviamo i quadri più famosi nelle vesti abituali, ma minuti dettagli, studi di sezioni infinitesimali, progetti preparatori.
Particolari che ci fanno rivivere in modo nuovo un’opera ormai anche troppo conosciuta o rivelano la finitezza tecnica e l’abilità di questi pittori.
Io estenderei l’invito anche a chi non pensa di essere particolarmente incuriosito. L’ingresso è gratuito, l’esposizione è piuttosto piccola, ma veramente interessante, infine l’ambiente è rilassante. Un modo per
interrompere per un quarto d’ora la stressante vita quotidiana.
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