Nato in Pennsylvania, dove vive e lavora, Emil Lukas, ha alle spalle numerose mostre in America e in Europa. In Italia la sua attività artistica è stata seguita con attenzione, tra le altre, dalla Otto di Bolognae dalla Galleria Studio La Città di Verona.
Quella che ci propone l’artista è un’arte da sfogliare: la gran parte delle opere presenti in galleria richiede la partecipazione diretta del fruitore, coinvolto attraverso tutti i sensi nel diario personale di Lukas. È una mostra che richiede tempo e soprattutto la voglia di immergersi in un mondo adolescenziale, solitario, fatto di ricordi che in realtà sono sensazioni provocate da foglie, carta, tele, plastiche e resina. È come se le sue opere fossero state assemblate e abbandonate nel tempo permettendo così ai materiali più svariati di amalgamarsi e di dar vita a sporgenze e rientranze. Bastino come esempio
Se il primo impatto con l’opera di Lukas mette in risalto l’aspetto performativo di dialogo solitario con il visitatore, il contatto diretto con le tele da sfogliare Collection of Paths # 0332 (1995) o con il bellissimo diario sotto vetro The New Angel # 0677 (2000) mette in rilievo l’elemento pittorico, la manipolazione dei colori dell’acquarello mischiato alla materia organica, la pittura su legno, il vetro e la plastica che perdono il carattere funzionale di protezione e diventano parte integrante dell’oggetto-quadro. La tela si trasforma poi in scultura attraverso escrescenze simil-naturali, il quadro ha due facce e diventa oggetto da ruotare. Un secolo di sperimentazione artistica entra nell’opera di Lukas con leggerezza, senza far sentire il suo peso storico e lasciando all’artista la libertà di servirsene. Per registrare il suo immergersi nel fluire del tempo.
maria grazia manenti
mostra visitata il 12 marzo 2003
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