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fino al 17.V.2003 | Peppe Perone | Bologna, Galleria Spazia

di - 2 Aprile 2003

Come gli artisti Pop, anche Peppe Perone fa uso massiccio di oggetti quotidiani e prodotti di consumo nelle sue opere. Tuttavia al contrario di Andy Warhol, che si vietava la possibilità di modificare soggettivamente forma e contenuto dell’immagine, egli agisce sugli oggetti rappresentati con un tipo di operazione massiccia e pervasiva che ricorda i combine paintings di Bob Rauschemberg, gli ingigantimenti di Claes Oldemburg e gli impacchettamenti di Christo. Che siano opere prodotte dalla sapiente manualità dell’artista o che siano oggetti presi in prestito dalla realtà stessa, le sculture di Perone sono, infatti, sempre ricoperte da uno strato sottile di sabbia che ne altera le proprietà tattili e visive fino a deformarne in modo evidente il pattern percettivo. Come le sculture afflosciate di Loris Cecchini, anche quelle porose di Perone favoriscono l’insorgere di un nuovo tipo di attenzione nello spettatore che diviene così in grado di vedere oltre le funzioni pratiche dell’oggetto per concentrarsi sulle qualità estetico/sensibili. Si tratta tuttavia di un tipo di atteggiamento nei confronti della realtà che è solo apparentemente analogo al ready-made duchampiano, in quanto la decontestualizzazione e riqualificazione estetica non è mai puramente mentale come succedeva con il grande maestro del novecento, ma richiede sempre l’abilità tecnica e scultorea dell’artista, nonché la presenza effettiva di un oggetto con determinate proprietà materiali da manipolare e modificare. Ridotti a forme anonime, spogliati dei caratteri individuali ed estrapolati dal proprio contesto e flusso temporale, gli oggetti di Perone si stagliano davanti ai nostri occhi come sostanze metafisiche, che non appartengono più al mondo degli oggetti ordinari e al sistema consumistico da cui sono stati prelevati, ma ad un’altra dimensione diversa e in un certo senso parallela a quella reale di tutti i giorni.
Arriviamo così all’altro polo della cifra stilistica di Perone: un aspetto efficacemente illustrato in un’istallazione realizzata appositamente per la galleria bolognese. L’opera ci mostra un gruppo di oche (realizzate in vetroresina e poi insabbiate) che “camminano” in una stanza della galleria e che rivolgono lo sguardo alla parete. Su questa è appeso un quadro anch’esso insabbiato dal quale sporgono dei cucchiai che sorreggono delle uova. Si tratta di un’immagine tenera, ironica e allo stesso tempo enigmatica che stimola lo spettatore a fornire un numero indefinito di spiegazioni, ognuna delle quali chiaramente insoddisfacente dal momento che il segreto degli enigmi è proprio quello di non avere soluzione. La struttura narrativa della rappresentazione ricorda il linguaggio non sense di Magritte, le sospensioni metafisiche di de Chirico, il tutto mescolato ad un gusto teatrale tipicamente mediterraneo e ad una libertà assolutamente attuale di intervenire ad ogni livello dello spazio espositivo. Tradizione e contemporaneità dialogano senza attrito nella poetica di Perone che miscela con astuzia il linguaggio dei maestri su cui si è formato con i temi, le espressioni e lo slang del tempo, della terra e della condizione in cui vive.

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mostra visitata il 25 marzo 2003


Peppe Perone, Galleria Spazia, Bologna
Via Dell’Inferno 5 40126 Bologna
disponibile catalogo con testo di Marco Izzolino
Orari: da martedì a sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.30
Info: Tel. +39 051220184 fax. +39 051222333
e.mail info@galleriaspazia.com
www.galleriaspazia.com


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  • Peppe Perone, Andy Warhol, Bob Rauschemberg, Claes Oldemburg, Christo, Loris Cecchini, Magritte, de Chirico.
    Indovina chi sono gli intrusi?

  • Per Nicla
    Immagino che siano due....oppure a seconda di come si voglia guardare la situazione: cinque
    Resta il discorso sulle assonanze, le somiglianze, gli intenti comuni, ecc...
    Pierluigi

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