L’imponente edificio del Foro Boario, costruito originariamente per il mercato bovino, conserva ai lati dell’entrata principale due enormi teste di mucca scolpite nella pietra che guardano dall’alto. Nell’ala sinistra del palazzo stupisce l’allestimento elegante dell’esposizione. Il contrasto con gli elementi animaleschi dell’esterno sarebbe piaciuto ai surrealisti e forse, non a caso, uno dei leit motiv della mostra è proprio la fusione del regno animale con l’uomo; si pensi al quadro di Ernst Coppia
La mostra riesce a creare un ambiente sacrale venato di richiami magici e alchemici. Come Il surrealista di Victor Bremen , che riprende l’immagine e la simbologia del Bagatto, prima carta dei tarocchi, i cui lineamenti ricordano quelli di Peggy. Il percorso culmina in uno spazio “absidale” con la scultura totemica di Max Ernst, Il genio della Pastiglia, la cui ombra riflette sullo sfondo una croce.
Non si tratta di una mostra cronologica sul movimento, ma di una valorizzazione dei temi e dei simboli che influenzarono i surrealisti, tenendo conto anche dei gusti e dell’amicizia che li legarono. Per questo motivo il senso del percorso si coglie nella collocazione delle opere; nel dialogo che esse instaurano negli spazi più ampi, nel silenzio che si crea quando si presentano da sole; così la Donna cucchiaio di Giacometti risplende, teatralmente illuminata da un faro, in uno spazio a sé stante.
L’accurata selezione e il fil–rouge di richiami simbolici che
L’esposizione s’intende, dunque, all’insegna di un doppio omaggio: a Peggy anima del gruppo, e ai fantasiosi allestimenti scaturiti dalle sue frequentazioni coi surrealisti, che lei stessa produceva nella galleria newyorchese The Art of this Century.
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