Andando alla ricerca di giovani talenti sconosciuti, Elia e Stefano Questioli, curatori delle mostre del circolo Arci Sesto Senso, si sono questa volta imbattuti in un artista con il senso dell’humour e con delle idee indubbiamente sfiziose. Il suo nome è Fabio Di Camillo (Pescara, 1977), ha come precedente artistico quello di aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna e ciò che propone sono cinque opere a cavallo tra design e installazione.
Il suo tema predominante è il paradosso. Il percorso è costituito da un lampione che illumina se stesso, un cappello che non riesce a essere smosso dal vento, un cassetto completamente trasparente dove è impossibile nascondere qualcosa, una carta da gioco in cui la figura rovescia risente della forza di gravità e una scarpiera/leggìo dove
sono appoggiate delle pantofole costruite tagliando a metà un libro. Di Camillo, insomma, prova e riesce a prendersi gioco degli oggetti, della normalità, delle leggi fisiche, delle consuetudini, della regolarità del quotidiano. Un po’ si prende gioco anche dei visitatori che, quasi come nei cartoni animati, all’inizio passano distratti e solo in un secondo momento si rendono conto che qualcosa non torna. Sono infatti cambiate le regole del loro Modus Vivendi e sono state sostituite da altre più divertenti e curiose. Le trovate di Di Camillo, insomma, sollevano dalla noia del luogo comune e risulta naturale immaginarsi abitanti del suo mondo.
Purtroppo non si può parlare altrettanto bene dell’allestimento come dell’artista. Non solo il viaggio immaginario all’interno della nuova dimensione è interrotto bruscamente per l’esiguo numero di opere esposte, ma anche la luce scarsa, la disposizione disordinata e asimmetrica e la dislocazione delle opere fanno in modo che la mostra perda molta della potenziale preziosità. Non ci si può che augurare che questo rinomato locale, oltre ad avere protagonisti sempre più interessanti, cerchi di rendere più invitante il suo piccolo spazio espositivo.
carolina lio
mostra visitata il 5 marzo 2004
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