Per accedere alla galleria bisogna scendere uno scivolo e passare in un box di laminato verde che fltra una luce innaturale. Poi immediatamente ci si trova proiettati nell’installazione di Marco Samorè. Certamente la prima sensazione è di straniamento. Lo spazio, dove l’artista è fortemente intervenuto, stride facilmente con il comune concetto espositivo. Samorè ha allestito uno spazio altro in cui il fruitore e costretto a assumere il ruolo di visitatore, o meglio di ospite. Di vago sapore domestico e retrò, la scelta dei materiali è atta a contestualizzare una nuova produzione di stampe fotografiche che, come nei precedenti lavori, hanno il particolare come motivo e la lente puntata sull’oggetto quotidiano come veicolo del vissuto. Il legno con cui Samorè ricopre le pareti ricrea una panca, il trofeo tassidermico, il drappeggio, sono disposti assieme alle foto per ricreare l’atmosfera accogliente e un po’
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Niccolò Manzolini
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