Bologna sta cercando di recuperare il tempo perso e diventare una città importante per la promozione dell’arte contemporanea. Nel giro di un mese ha già fatto qualche passo avanti con l’apertura di due gallerie private: Studio Pintori e Agenzia 04. Mentre la prima si è indirizzata verso la giovane arte italiana, la seconda ha deciso di dedicarsi alle nuove tendenze internazionali con l’esposizione di quattro artiste provenienti dai paesi del Nord: Lise Blomberg Andersen, Trine Boesen, Tiina Ketara e Julie Nord. Il filo comune non sta solo nelle loro origini, ma nella vaga ispirazione al mito nordico. Esso viene rivisitato, rivissuto e reinterpretato fino ad ottenere una nuova – e irriconoscibile – versione delle loro tradizioni. In questa completa reinvenzione convivono il cinismo e l’ironia, il senso di smarrimento, di conflitto e di ambiguità del mondo contemporaneo.
Lise Blomberg Andersen (1971, Copenhagen, Danimarca) dipinge scenari naturali dai tratti essenziali e i colori spenti dove troneggiano misteriosi animali con la testa di donne dai tratti inquieti.
Trine Boesen (1972, Copenhagen, Danimarca) presenta grandi tele dagli sfondi costruiti come puzzle di varie figure e icone eterogenee: labbra, bicchieri, fiori, animali, bollicine, ecc. Su questa fitta trama si trova il contorno disegnato e incompleto del vero soggetto della tela: ragazzi e ragazze moderni intenti nei gesti comuni della loro vita quotidiana.
Julie Nord (1970, Copenhagen, Danimarca) lavora sul fumetto esponendo tavole in cui personaggi umani sono in relazione con entità inquietanti, come un ratto con un orecchio umano cresciutogli sul dorso che esclama: “That evening I realised that I really had changed…”.
Tiina Ketara (1965, Ylivieska, Finlandia), invece, presenta un’installazione: dal soffitto piovono fili trasparenti a cui sono appese perline colorate. L’effetto è quello di un gioco tra forme e sfumature che l’opera crea con la luce.
Le prime due artiste lasciano al colore il ruolo di divisore tra lo sfondo e le figure principali. Queste ultime non vengono colorate per accentuare l’effetto di smarrimento e di trapianto dei soggetti in una realtà con cui non riescono a entrare in relazione. Il mondo in cui si trovano è infatti troppo irreale per avere punti di contatto, nonostante i soggetti stessi vivano in un territorio a cavallo tra il reale e il fantastico. Un mondo da fumetto, come suggerisce Nord. In questa visione lacerata tra la realtà intima e quella in cui viviamo, l’unica speranza ci viene dal gioco luminoso e colorato di Ketara, che vuole richiamare alla profondità infinita dell’arte, del colore e delle forme del pensiero.
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carolina lio
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Mi fa tantissimo piacere per l'apertura dello STUDIO PINTORI.
GRAZIE !!!