Una parentesi che nell’arco di un mese si apre e si richiude. Questa parentesi è Exacta, una mostra che con le precedenti della NT Art Gallery non ha niente in comune. Non artisti italiani esordienti; non il solito slalom tra nuova figurazione e creazioni digitali; non il curatore di grido che prende sotto la sua ala artisti meritevoli alle prime esperienze. E nemmeno il bellissimo catalogo numerato progressivamente.
La formula di Exacta è diversa. Protagonisti 27 artisti affermati, tra cui Luigi Veronesi, Getulio Alvani, Bruno Munari e Richard Anuszkiewicz. Tutti hanno in comune la fedeltà ad una ricerca astratta-geometrica-concreta. Presentano due opere ciascuno, ordinatamente disposte per artista, di cui una prodotta durante i primi anni di attività e un’altra a percorso già maturo, poco prima del 1985. Perché proprio questa data? Perché è proprio in quell’anno che l’artista ed editore Fausta Squatriti ha completato la cartella di opere che oggi vediamo a Bologna.
Sono passati, quindi, vent’anni. E forse questa è la maggiore incongruenza della galleria NT, che come grido di battaglia ha sempre avuto quello di portare una ventata di aria nuova al panorama bolognese, che com’è noto, non spicca certo per spirito propositivo. Eppure questa mostra, definita un’esposizione storica dal critico Giovanni Maria Accame nello stesso catalogo/poster, è la migliore che sia passata in galleria. Tanto buona, che non solo si perdona il momentaneo cambio di registro, ma viene da pensare che potrebbe essere questa la strada da percorrere.
Tra i suoi pregi abbiamo già accennato all’ordinato allestimento. Tutte le grafiche, in tutto 54 serigrafie, sono stampate in dimensione 68×68 cm e per ogni artista le due crezioni
Questa disposizione, prima di essere piacevole, è funzionale all’intento dell’esposizione: “compiere una lettura dell’arte costruttiva articolata sulle diverse problematiche di un passato e un presente di grande intensità”. Il senso dell’arte astratta-geometrica sta, infatti, nella sua problematicità. Una ricerca che prende la forma del dubbio, o meglio nell’insoddisfazione lasciata da esso, e che spinge verso la ricerca della razionalità. Ognuno a suo modo, ognuno con la propria evoluzione.
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