Wuthering Heights, 2026
Il 2025 delle sale italiane si è concluso con lo strabiliante successo al botteghino del film di Checco Zalone. Polemiche e riflessioni in merito al più o meno incomprensibile fenomeno si affastellano da anni. Cosa porta tantissimi italiani in sala durante le feste di Natale, e per quale tipo di prodotto? Il segreto probabilmente sta nell’innesco della ritualità, un meccanismo utilizzato anche dall’industria internazionale che svuota i divani di casa promettendo faville con il “rito” dell’IMAX. Ognuno, insomma, ha i suoi strumenti di proselitismo. Ciò che constatiamo è che di fatto le piattaforme sembrano aver intaccato il flusso al cinema diversamente da come ci aspettavamo: vaticinavamo la chiusura totale, e invece il nuovo sistema si è tradotto in uno spettacolo massificato che ha forse indebolito il vecchio concetto di sala cinematografica (visti anche i costi), ma ne ha ridisegnato le finalità per un pubblico nuovo, consapevole, esigente e in qualche modo collezionistico. Sul baratro del collasso o meno, siamo ancora qui a parlare di titoli in uscita, quindi ecco la nostra agenda dei film imperdibili del 2026.
Dopo la presentazione a Venezia con relativa Coppa Volpi a Servillo, l’attesa per il nuovo lavoro del regista napoletano diventa più pressante. Il film s’incastonerebbe nella sua saga “politica”, cioè in quel mosaico di umanità che, tra Andreotti e Berlusconi, collocherebbe questo alter ego di Mattarella (Mariano De Santis, interpretato appunto da Servillo). Forse si tratta di una nuova fase del cinema sorrentiniano. All’indomani del discusso e poco apprezzato Parthenope (2024) e dopo il controverso Loro (2018, che della non-omonimia ha pagato pegno), il cineasta sembra proporsi in veste nuova, pronto ad affrontare le feroci critiche di manierismo retorico che, a suo tempo, afflissero anche Federico Fellini. O forse no, chissà.
Ci sono artisti che incarnano in un’unica soluzione tutti gli ideali ascrivibili al concetto di “talento”. Margot Robbie appartiene a questa categoria. La straordinaria interprete di Tonya (2017) e Barbie (2023) è ancora in cerca di un ruolo che la incoroni quale diva vera e propria, anche se non bisogna dimenticarsi che la stupenda australiana, con la sua sola presenza, è stata addirittura capace di non far affondare completamente il titanico Babylon di Chazelle (2022). In questa nuova trasposizione del classico brontiano, Margot incarnerà Catherine, cimentandosi nella difficile materia del polpettone romantico per antonomasia. In ogni caso, si preannuncia uno spettacolo interessante che potrà dare alla controparte maschile di Jacob Elordi (qui ovviamente nei panni di Heathcliff) la possibilità di fare la muta dalla prostetica discutibile del mostro di Frankenstein e legittimarsi in un tête-à-tête tra bellezze indiscutibili. Per quanto riguarda la qualità invece: “staremo a vedere”.
Nome sempre un po’ tralasciato, Linklater è in realtà uno dei registi più vitali e prolifici della scena americana nata negli anni Novanta. All’interno del suo modo di fare cinema (che potremmo un po’ definire “alla Sundance”) si rispecchia tutta l’estetica di un tempo ormai mitico in cui l’arte viva passava per una logica atlantica del cinema di poesia. Da lì, naturalmente, quella generazione si è evoluta raggiungendo la ribalta: Soderbergh, Van Sant, Tarantino. Tra tutti, però, Linklater risulta quello meno celebrato, nonostante sia autore di almeno tre pellicole memorabili, se non addirittura storiche (A Scanner Darkly – 2006, una su tutte). In questa sua nuova uscita, seguendo le vicissitudini di Godard per A Bout de Souffle (1960), Richard ci racconta di una scena artistica che trasformò in industria quella “poesia” di cui parlavamo poc’anzi: dai Cahiers du Cinema alla Nouvelle Vague, appunto.
Uscita rimandata più volte per questo oggetto neo-espressionista e ultra-glam, forse scientemente ricollocato all’indomani del trionfo clickbait del Frankenstein di Del Toro. L’opera è quella già nota: La moglie di Frankenstein (1935), ad opera di quel James Whale che diresse il primo iconico capitolo della saga Universal con Boris Karloff. Qui, però, è tutto trasfigurato alla grafica pura, ma per comprendere effettivamente la portata artistica (ed eventualmente narrativa) dell’impresa, occorrerà attendere la fine dell’inverno. Ad attenderci, uno spettacolo che si preannuncia bizzarro, granduignolesco, super-pop e dotato di un certo Christian Bale nel ruolo del mostro. La regista è al suo secondo lavoro dietro la macchina da presa dopo l’ottimo La figlia oscura (2021, tratto da Elena Ferrante) che riportò Olivia Colman nuovamente vicinissima all’Oscar da protagonista dopo la vittoria nel 2019 (La Favorita di Yorgos Lanthimos).
Nel 2026 le attese per la fanta-quota vanno a confluire sul volto sornione e barbuto di Ryan Gosling che, nel trailer rilasciato lo scorso settembre, sembra volerci accompagnare in una specie di miscela tra Guida galattica e dramma claustorfobico alla Gravity (2013). Interessante assistere a come, in un’epoca in cui la fantascienza sembra destinata a neutralizzarsi nella quotidianità, invece continui ad andare avanti, addirittura “ricesellando” prostetica e fotografia della grande messa in scena “hardware” del passato. Sarà perché si parla di fine del mondo? Può darsi. Oltre al summenzionato sornione, in scena troverete anche Sandra Hüller, indimenticata protagonista del grande cinema europeo 2024.
Il colossal omerico con Matt Damon nel ruolo di Ulisse è tra i film più attesi del lustro e farà il suo ingresso in IMAX prima in Italia, poi in USA. Il film è uno di quelli di cui ci si aspetta di solito anche l’uscita del trailer (avvenuta il 22 dicembre 2025); e proprio da quest’ultimo sono scaturite già le prime polemiche tra le solite cine-fazioni che si contendono, ormai storicamente, quel dibattito nolaniano che, nel bene o nel male, ha caratterizzato la cinefilia dei nostri anni e che, di sicuro, non mancherà nei lunghi giorni di quest’opera grandiosa e “difficile”. Una cosa è certa: il cineasta britannico è uno che gioca pesante, e questa volta ha realizzato il suo film più costoso cercando, come di consueto, di indulgere il meno possibile nei compromessi con la CGI. Noi teniamo le dita incrociate.
Tra gli autori che più di tutti hanno delineato la storia del cinema del primo decennio Duemila c’è stato sicuramente Iñàrritu. Nella parabola che va dalla ribalta corale di 21 Grammi (2003), fino all’ormai nuovo classico Birdman (2014, perfetto senza quel secondo di troppo alla fine) il regista messicano è riuscito a incubare tutta la sua taurinità artistica intrecciando virtuosismi spettacolari (il finto piano sequenza di Birdman, le incredibili soggettive di Revenant, eccetera) a trame raffinate e profondamente intellettuali. Il suo è il curriculum dell’artista viaggiatore, romantico e sanguigno; una specie di Hemingway innestato su un mariachi che, nascosto in una nave cargo, sta scrivendo un dramma per l’off-Broadway. Insieme al succitato Nolan è stato uno degli alfieri dell’autorialità internazionale negli ultimi vent’anni, periodo in cui, tra le altre cose, ha preso parte attiva nella famigerata polemica del “perché non ancora oscar a Di Caprio” facendoglielo poi vincere con Revenant (2015). Quest’anno la sua rentrée ci farà assistere allo spettacolo (ancora criptato) di Tom Cruise con una pala.
Ci è capitato spesso di parlare del regista newyorkese come di una delle sorprese di questi ultimi anni; un onesto artigiano capace di spuntar fuori dal cinema di genere più anonimo per poi segnare un triplo filotto reale ritornato con pallino attraverso l’iconica saga di Pearl. Evidentemente a suo agio nei panni dell’autore, quest’anno annuncerebbe un suo ritorno con la nuova versione del Cristmas Carol di Dickens (Johnny Depp nel ruolo di Scrooge) che, insieme al Wundering Heights e al Frankenstein, sembra voler sancire un ritorno del pubblico al suono frusciante della narrativa romantica. Che sia un segno dei tempi? Vedremo, sempre che la Paramount ci dia effettivamente conferma della data d’uscita del film.
Ma i grandi “forse” non finiscono qui: Le avventure di Cliff Booth in cui David Fincher torna su Brad Pitt per dirigerlo nello spin off del capolavoro di Tarantino del 2017, I Goonies 2 di cui si vocifera da anni e forse per anni si continuerà a vociferare, La variante di Lüneburg in cui Salvatores si cimenta nel celebre romanzo scacchistico di Maurensig, il nuovo 007, e ancora: The Social Reckoning sui retroscena inquietanti di Facebook, Morte a Venezia di Maurizio Ferrero (reggerà il confronto arduo?), The Drama con la coppia Robert Pattinson e Zendaya, eccetera eccetera. Insomma: restiamo in attesa su una lunga gittata piena di sorprese, soprattutto quel Werewulf di Eggers che si manifesterà negli USA il prossimo Natale e da noi giusto il 1 gennaio 2027. Per sole ventiquattro ore non lo abbiamo potuto includere nella nostra agenda di quest’anno. Peccato.
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