Categorie: Cinema

Ma tutti questi premi a Everything Everywhere all at once erano davvero meritati?

di - 13 Marzo 2023

Anche quest’anno è giunta la notte degli Oscar, periodo clou per gli amanti del cinema che sperano di vedere il proprio candidato preferito stringere l’ambita statuetta tra le scintillanti star di Hollywood. Nonostante la varietà di film nominati, questa edizione ha avuto un grande vincitore che ha dominato tutta la stagione dei premi, arrivando persino a battere Il signore degli anelli – Il ritorno del Re come film più premiato di sempre. Stiamo parlando, ovviamente, di Everything Everywhere all at once, che sin dalla sua uscita sul suolo statunitense è diventato un cult acclamatissimo da pubblico e critica, arrivato a vincere 7 premi su 11 nomination. Ma merita veramente tutto il successo che sta avendo e i premi vinti?

I premi “politici” degli Oscar

Forse ha poco senso parlare di merito in questo contesto: gli Academy Awards, come tutti i premi, sono premi politici e, in quanto tali, si inseriscono ogni anno nella scia delle tendenze del momento. Spesso si usa infatti il termine “Oscar bait” per descrivere quei film in cui il tema trattato e i grandi sforzi tecnici sembrano essere pensati appositamente per vincere i celebri premi. La vincita degli stessi, del resto, dipende anche da diversi fattori extra-filmici, a partire dall’impegno per la for your consideration, cioè la campagna pubblicitaria attuata dalla produzione per far sì che il proprio film venga nominato. Ciò non significa che tutte le vincite siano sempre in qualche modo pilotate e immeritate: può capitare che il premio principale venga vinto da film mediocri e dimenticabili, come CODA lo scorso anno, ma anche da film dal grande valore artistico in grado di riunire i consensi, come Parasite nel 2019.

Una riflessione su Everything Everywhere all at once agli Oscar 2023

Pensando a Everything Everywhere all at once, non ci sembra che sia una questione “di temi” o di quel politically correct che tanto viene gridato dalle parti più ostinatamente conservatrici del discorso. Quello che la vittoria e la popolarità del film dei Daniels (pseudonimo di Daniel Kwan e Daniel Scheinert) pare dirci è come lo sguardo popolare, impigrito di fronte a forme di rappresentazione standardizzate, risponda molto positivamente quando posto davanti a uno sprazzo di unicità e originalità in grado di stimolare attivamente i sensi e avere forte un appeal emotivo. A nostro avviso, EEAAO non è un capolavoro ma un prodotto di buona qualità che, nell’accumulazione ipertrofica e iperattiva delle immagini e dei contenuti, raggiunge un punto di saturazione in cui lo stato di potenza diventa ben presto tedio che sembra non concludere mai. Detto questo, in un’ottica per cui il film vincitore determina la prospettiva e l’andamento della
produzione cinematografica annuale, forse è meglio che abbia vinto questo film piuttosto che qualcosa di meno interessante e più problematico come Niente di nuovo sul fronte occidentale di Edward Berger, che ha vinto 4 premi su 9 nomination totali, tra cui quello per il miglior film internazionale.

Gli altri premi degli oscar 2023

Infatti, il nuovo adattamento dell’omonimo romanzo del 1929, sotto la veste di film
antibellico, mostra una guerra iperrealistica ai limiti dello splatter, con una violenza estetizzata ed estrema ma sempre accuratamente sporca per fare contenti tutti e appiattire il discorso. I nostri preferiti, però, sono altri due: Tár di Todd Field ma soprattutto The Fabelmans di Steven Spielberg, nominati rispettivamente a 6 e 7 statuette e (prevedibilmente) rimasti a mani vuote. Il primo è un film ambiguo e complesso in cui Cate Blanchett interpreta in modo magistrale una grande direttrice d’orchestra che si trova a dover fare i conti con alcune ossessioni e fantasmi che la perseguitano; più attuale che mai, Tár mostra un ritratto sfaccettato travalicando i generi e mettendo in luce le problematiche riguardanti i grandi personaggi pubblici e la cosiddetta cancel culture. Il secondo (di cui abbiamo già parlato) è il film più personale di Steven Spielberg, che porta
sullo schermo la storia della sua famiglia e della sua passione per il cinema in quello che non è solo un’auto-biopic, ma anche una profonda riflessione sull’importanza delle immagini e la loro potenza creativa. Entrambi avrebbero meritato il premio alla miglior regia – anche se non ci lamentiamo troppo per la vincita dei Daniels.

I premi già “scritti” degli Oscar 2023

I premi alla sceneggiatura sembravano già scritti – la sceneggiatura originale è andata a EEAAO e quella non originale a Women Talking di Sarah Polley – mentre quelli tecnici sono andati in parte a EEAAO (montaggio), Niente di nuovo sul fronte Occidentale (fotografia, scenografia e colonna sonora), Top Gun: Maverick di Joseph Kosinski (suono), The Whale di Darren Aronofsky (trucco), Black Panther: Wakanda Forever di Ryan Coogler (costumi) e Avatar – La via dell’acqua di James Cameron (effetti speciali). I premi agli attori, invece, sono stati molto più combattuti sin dai mesi precedenti. Nella categoria di miglior attrice protagonista, Michelle Yeoh di EEAAO era una vincita quasi scontata, ma si sperava in una rivalsa finale di Cate Blanchett; anche se il premio più meritato sarebbe quello a Ana De Armas per la sua struggente performance in Blonde di Andrew Dominik. Nella categoria maschile, invece, la sfida è stata più tesa. I tre maggiori candidati erano Austin Butler per Elvis di Baz Luhrmann, Colin Farrell per Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh e
Brendan Fraser per The whale di Darren Aronofsky: tutti i nominati hanno dato il meglio di sé con prove attoriali intense in modo diverso ma tutte memorabili, e alla fine ha giustamente trionfato Brendan Fraser all’apice del suo rinascimento hollywoodiano. Anche i premi agli attori non protagonisti non sono stati da meno: Ke Huy Quan per EEAAO era decisamente il favorito ma anche Barry Keoghan de Gli spiriti dell’isola non era da sottovalutare; diversamente, la vittoria di Jamie Lee Curtis per EEAAO per alcuni potrebbe essere stata una sorpresa rispetto all’altra favorita, Angela Basset di Black Panther: Wakanda Forever.

I dimenticati degli Oscar 2023

Molti però sono stati i grandi esclusi, tra chi ha ricevuto poche e insignificanti nomination e chi non ci è neanche arrivato. Ad esempio Blonde di Andrew Dominik, senza dubbio uno dei film più belli dello scorso anno, ha ricevuto solo una nomination, quella per Ana de Armas; conosciamo bene le controversie che il film ha causato sin dalla sua presentazione a Venezia, tanto che ha recentemente vinto il Razzie come peggior film dell’anno, ma a nostro avviso si tratta di un atteggiamento miope e superficiale, che non rende giustizia a un’opera così importante e pregnante. Anche Babylon di Damien Chazelle è rimasto nell’ombra: tre nomination in categorie tecniche non sono rappresentative della statura del progetto, un’epica cinematografica dalla grande portata estetica. Tra i film non in lingua inglese, invece, il più grande escluso è sicuramente Decision to leave di Park Chan-wook, film metamorfico che si muove tra il thriller e il melodramma in un continuo ribaltamento di prospettive e intreccio di sguardi, arrivato fino alla shortlist ma senza ricevere una nomination. Insomma, anche quest’anno è andata così: sebbene non ci sia motivo di far coincidere gli Academy Awards con le apparenti o effettive qualità artistiche dei film nominati e premiati, continueremo ad assistere al grande spettacolo hollywoodiano, tra alte speranze e profonde delusioni, ma senza mai smettere di interrogarci e problematizzarne il senso e le scelte.

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