Pop Corn #36. Il lato umano della regina Marie Antoinette, per Kirsten Dunst

di - 13 Dicembre 2020

Il complesso matrimonio tra Maria Antonietta e Luigi XVI serve a cementare i rapporti tra Austria e Francia, senza che nessuno si occupi delle conseguenze che si riversano su questi due giovanissimi ragazzi: lui, con tutta la responsabilità dell’essere l’erede al trono imperiale e lei, con tutta la difficile relazione con i costumi e le tradizioni francesi, oltre alla necessità di dare un erede maschio alla Francia. Mentre riesce finalmente a dare alla luce i sospirati figli, la regina alimenta uno stile di vita eccessivo e lussuoso e frequenta in una relazione amorosa il Conte Fersen, con cui prosegue le visite anche nella sua vita ritirata presso la residenza Petit Trianon finché questi non viene chiamato alle armi. Maria Antonietta torna a Versailles dove si fermerà anche in seguito alla presa della Bastiglia finché lei e il re non verranno portati via per la decapitazione.

La storia di Francia dell’ancien régime ha sempre suscitato un fascino molto particolare su tutti, salvo che spesso lo sfarzo e la rivoluzione vanno a coprire tutti i dettagli, che, molto lentamente, emergono sin dall’inizio di questo film e diventano uno strumento di comprensione di un intero sistema.

Il matrimonio tra Maria Antonietta e Luigi XVI era politico e senza alcuna possibilità né di prendere parte alla decisione, né di recedere dall’impegno preso in un momento successivo. Inoltre, i due promessi, come spesso accadeva in queste circostanze, si sarebbero incontrati solo in occasione della cerimonia nuziale e mai prima, aspetto che di sicuro non aiutava a creare una relazione e l’intimità. Maria Antonietta è molto giovane e ha visto il suo promesso in un piccolo ritratto che è arrivato nelle sue mani, non ha nessuna idea di che cosa l’aspetti. Arriva in questo luogo lontano dopo giorni di viaggio e deve scontrarsi con tutto l’apparato francese, fatto di persone diverse, regole diverse e abitudini diverse. Successivamente, l’inesperienza dei due sposi si scarica sulla regina, che viene accusata di non essere in grado di dare eredi al trono: sappiamo bene quanto sia spietata la legge ereditaria, che si abbatte come una grande responsabilità per ogni regnante (la tremenda storia di Enrico VIII in Inghilterra e le sue mogli ci da una fotografia dei peggiori scenari tra donne morte e abusate o scartate a causa di gravidanze disattese).

Poi esplode la giovinezza, la voglia di festeggiare, di essere leggera, di essere libera, di ridere in faccia alle regole, al punto di trovarsi anche un amante e frequentarlo sotto gli occhi di tutti, che sappiamo che per un Re era una prassi, ma per una regina era un po’ più complicato essere così sfacciata e irriverente.

Infine, l’eccesso. Quello che emerge dall’avere una corte davvero ricchissima e sfruttarla all’osso, circondata da una pletora molto ricca di persone attorno, vivendo nel lusso sfrenato, tra vizi e vezzi ben al di sopra di quello che tutta la popolazione francese dell’epoca possa anche solo lontanamente immaginare: alcol, cibo ricchissimo, feste, abiti sfarzosi, scarpe in quantità, giochi d’azzardo, trattamenti di bellezza e acconciature per i capelli talmente esagerate da lasciare a bocca aperta anche noi, popolo di Instagram e di tutte le sue stranezze.

Eppure, quell’umanità disturbata, inquieta, difficile, ci fa scrostare il velo di intonaco per intravedere, sotto alla superficie, tutto quello che si nasconde nel cuore di una ragazza fuori posto, sposata a un uomo che non la desidera e circondata prevalentemente da estranei. Un disagio, a tratti più marcato, che Kirsten Dunst riesce a far emergere e nascondere all’occorrenza, aiutata da una colonna sonora strepitosamente contemporanea e perfetta nelle scelte e dal suo noto temperamento.

Kirsten Dunst, Marie Antoinette, 2006, regia di Sofia Coppola

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