Categorie: Cinema

Pellizza pittore da Volpedo: al cinema il ritratto di un pittore irrequieto

di - 24 Ottobre 2024

La Festa del Cinema di Roma non ha solo l’Auditorium come centro per le visioni inedite: la kermesse si sposta anche al Museo Maxxi poco distante, prediligendo, in questa sede, proiezioni documentaristiche anche legate all’arte. Pellizza pittore da Volpedo è una di queste, un approfondito racconto biografico, tra interviste, approfondimenti e fiction. Diretto da Francesco Fei, il racconto si svolge nel tranquillo paese piemontese situato nella provincia di Alessandria, crocevia tra tre regioni, luogo natale ed essenziale per la vita privata ed artistica del pittore, tanto da esserne iscritto nel suo cognome. La cupezza dell’animo di Pellizza è riflessa nei ritmi lenti della sceneggiatura, nelle atmosfere rarefatte, tra campagne e vicoli stretti, il tutto per ricreare lo sfondo e l’aura che si avverte osservando i soggetti ritratti nei grandi quadri di Pellizza, per un gioco di passato e presente.

Pellizza Pittore da Volpedo

La narrazione storica e scientifica è affidata ai racconti di Aurora Scotti, Presidente Associazione Pellizza Da Volpedo, Pierluigi Pernigotti, Responsabile Musei di Pellizza, Carolyn Christov-Bakargiev Direttore Fondazione Cerutti, Paola Zatti responsabile Galleria d’Arte Moderna di Milano e Claudio Giorgione curatrice Museo Scienza e Tecnologia di Milano. Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo nel 1868 unico figlio maschio di una famiglia contadina agiata e lungimirante, tanto da caldeggiare il figlio a intraprendere la carriera artistica a discapito della continuazione del lavoro di famiglia. L’animo inquieto e profondamente insoddisfatto, in continua ricerca della perfezione, lo porta ad allontanarsi dal suo paese per studiare letteratura, filosofia, disegno nelle maggiori scuole dell’epoca come Brera di Milano, Roma Bergamo Genova. A Firenze incontra Giovanni Segantini approfondendo l’arte divisionista, basata sulla separazione dei colori.

Pellizza Pittore da Volpedo

Ma è Volpedo, il rifugio del suo essere nervoso, nel piccolo centro urbano, prende per moglie una analfabeta contadina, che diventa la sua musa. A Volpedo crea il suo atelier accanto alla residenza, con un ampio lucernario zenitale, per irrorare di luce naturale lo spazio e affresca le pareti di pigmento marrone, per esaltare i colori e la lucentezza delle sue grandi tele. Nel docufilm, il senso della triste irrequietezza e dell’ordine ritmato degli eventi è ben evidenziato. Tra le scene si respira una calma rurale, scandita dalle parole dell’attore Fabrizio Bentivoglio, nella lettura dei brani dei suoi inediti scritti. A Giuseppe Pellizza interessa la triste umile vita dei lavoratori di Volpedo, la terra, gli animali al pascolo e i contadini, sono i suoi soggetti. Dal piccolo paese osserva tranquillamente e in grande semplicità, gli aspetti quotidiani, come il mutare dei colori delle stagioni o la luce al cambio delle ore, tutto per una rassicurante ciclicità.

Francesco Fei

Nel quadro Speranze deluse, il regista ci riporta in quel campo, dove nulla sembra cambiato e in un gioco di sovrapposizioni, ritroviamo la pastorella in lacrime per un amore deluso, sullo sfondo il corteo nunziale di cui l’amato ne è ormai l’inarrivabile protagonista. Ma è la grande piazza del paese, luogo dove l’iconico quadro prende vita nell’opera Quarto Stato, che ci appare magicamente davanti, con il sottofondo del vociare composto dei lavoratori marcianti. In questa grande opera la pittura veritiera e di denuncia sociale raggiunge la massima espressione. Il pittore prende come spunto un fatto realmente accaduto a Volpedo, la rivolta chiamata la marcia del pane. Per realizzare il dipinto a grandezza naturale, coinvolge i suoi concittadini, si indebita per confezionare nuovi vestiti da donare ai figuranti, al fine di conferire loro compostezza e dignità. Ritrae, tra le figure maschili, l’amata moglie con in braccio un bambino, perché l’idea del pittore era far entrare la protesta nell’ambito famigliare, senza violenza.  Saranno gli ambasciatori a condurre la folla, non contro qualcuno o qualcosa, ma verso un futuro e un’identità di classe. Una fiumana ordinata determinata e coesa. Anche se il suo nome inizia a girare tra i collezionisti e i critici d’arte apprezzandone l’arte veritiera e lo spirito del racconto sociale, anche se la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanee di Roma ne acquista un suo pezzo, la tristezza inconsolabile del pittore, complice il poco apprezzamento dell’opera Quarto Stato e negli stessi anni la morte della amata e del figlio, si toglie la vita impiccandosi nel suo stesso atelier all’età di soli 39 anni. Il suo microcosmo fatto di rassicurazioni e di affetti si sgretola e il tranquillo sonnolento paese non riesce più a contenere il suo dolore. Si conclude così con una nebbia che man mano scompare, il racconto del regista, svelandone metaforicamente la grandezza di un pittore poco conosciuto. Pellizza pittore da Volpedo arriverà nei cinema di tutta Italia alla fine della prossima estate.

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