Danza sorvegliata speciale: Roberto Zappalà presenta Panopticon

di - 4 Gennaio 2021

Sorvegliare, cioè osservare specialmente, in maniera particolare, con la massima attenzione e da diversi punti di vista, magari con i cento occhi di Argo Panoptes, il gigante dai cento occhi, guardiano per antonomasia della mitologia greca. Ma sorvegliare non vuol dire solo punire, bensì anche salvaguardare, tutelare. Insomma, è dall’ambiguità di questo termine, dalla sua profondità filologica, prospettica ed etica, che prende le mosse “Danza sorvegliata speciale \ Aspettando Panopticon”, talk online trasmesso in streaming il 5 gennaio 2021, dalle 19, sulle pagine Youtube e Facebook della Compagnia Zappalà Danza di Roberto Zappalà. Perché, in fin dei conti, punto focale degli sguardi che si incrociano e che tendono a nascondersi sono sempre i corpi, possibilmente in movimento in un contesto, dialoganti in una scena.

In questa occasione, Roberto Zappalà e il visual designer Maurizio Leonardi presenteranno al pubblico Panopticon, progetto tra danza e arte visiva ideato nel maggio 2020. Ma il metadiscorso verterà, al contempo, anche sulla situazione attuale della ricerca performativa e sulle sue possibilità future, con gli interventi di Valeria Crippa, giornalista del Corriere della Sera, Daniele Perra, docente IED e Accademia di Belle Arti di Bergamo e Responsabile Progetti Speciali di exibart, Guido Nicolosi, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Catania e Stefano Tomassini, docente presso l’università Iuav di Venezia.

«Alla luce del disastro umano, sociale ed economico che abbiamo vissuto nell’ultimo periodo, gli effetti negativi sugli eventi artistici non si sono fatti attendere, presto tutti ci siamo accorti che anche il mondo delle arti performative avrebbe subito pesanti conseguenze. Il compito dell’arte quando ci riesce continua ad essere quello di individuare prima degli altri alcuni passaggi dell’attualità, anticipandone i “rimedi”», ha spiegato Roberto Zappalà, fondatore, nel 1989, della omonima Compagnia di Danza. «Il nostro progetto, un poligono con numero variabile di lati, realizzato in ferro e tulle, esalta la dimensione della segregazione/prigione così come del distanziamento/isolamento sociale oltre che del voyeurismo», ha continuato il coreografo. «Nel nostro proposito l’osservatore non controlla chi lo circonda come nel caso del progetto originale di Bentham. Saranno gli spettatori stessi che controlleranno il performer, isolati sia da lui che l’uno dall’altro, alludendo in tal modo anche all’ “Anopticon” di Umberto Eco che in quanto opposto del Panopticon, deresponsabilizza il sorvegliante ponendo la domanda: chi sorveglia i sorveglianti?», ha concluso Zappalà.

«Il Panopticon di Zappalà è una sorta di parodia delle architetture “difensive” e, lungi dal volersene fare beffe, mette in scena, criticamente, alcune delle contraddizioni e irrazionalità da tempo presenti nella nostra vita quotidiana, che sono prepotentemente emerse durante il recente periodo di segregazione», ha commentato Leonardi. «Con Panopticon l’evento collettivo dello spettacolo live ritorna in scena, al sicuro dalla potenziale minaccia rappresentata dal vicino e dall’artista che si esibisce. Una sorta di peep show collettivo, in cui l’ossimorica Gesellschaft der Individuen di Norbert Elias trova una perturbante rappresentazione grazie all’esempio di teatro igienico che è questa
installazione».

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